8 novembre 2012

Assente da un po'...

Anzi da molto. E' da molto che trascuro questo blog, che non lo aggiorno per raccontare quello che ho fatto negli ultimi tempi con Bianca, Luigi e Cesare. Non che gli aggiornamenti manchino, tutt'altro (soprattutto per il capitolo salute!). A mancare è il tempo per scrivere, per mettermi qui tranquilla e raccontare le cose più o meno belle che ci capitano o che facciamo insieme, cercando qualche foto che nelle mie intenzioni dovranno un domani solleticare i nostri ricordi .

In realtà sto lavorando molto a due nuovi progetti. Innanzitutto collaboro con Roberta e con il suo bellissimo Mamamo.it. Si tratta di un sito vero e proprio, su cui recensiamo app per bambini e attraverso il quale partecipiamo alla conversazione in Rete sui nativi digitali e sui supporti elettronici loro dedicati, tentando di capire come cambia il modo di apprendere e anche di svagarsi dei bambini e in che direzione, a volte nostro malgrado, stiamo andando.
Mi sto addentrando anche su un terreno che non è mai stato mio: videogiocare, perché di fatto anche se si usa un tablet e non una console, comunque di videogiochi si tratta. Come molte mamme me ne sono sempre tenuta alla larga insieme ai miei figli, ma poi ad un certo punto mi sono arresa. In casa è entrato un iPad, qualche libro-app dedicato ai bambini, ma soprattutto dei giochi. E allora, mi sono detta quando ho conosciuto Roberta e mi ha parlato del suo nuovo sito, tanto vale metterci dentro il naso per bene e capire! Eccomi ora molto entusiasta e quotidianamente recettiva su argomenti che fino a ieri ascoltavo giusto in qualche tavola rotonda dedicata al tema.
In tal proposito vi segnalo un interessante concorso, concomitante alla Games Week (che si terrà a Milano dal 9 all'11 novembre): Senza scurezza non si [video]gioca. Si tratta di una campagna di comunicazione per promuovere il gioco sicuro realizzata da AESVI (l’associazione di categoria dell’industria videoludica) con l'obiettivo di incentivare un uso responsabile dei videogiochi e diffondere la conoscenza del sistema PEGI (Pan European Game Information), che classifica i videogiochi in base all’età e al contenuto, segnalando eventuali aspetti critici (riferimento a droghe, giochi violenti ecc).

Quanto al secondo progetto, sto tentando di dare una nuova veste grafica ed editoriale al mio Wallpaper&Co. Si tratta di un progetto tutto mio e non vedo l'ora che sia pronto per potervelo raccontare!

19 settembre 2012

Fine di una nanna, fine di un'epoca

Ecco come si è ridotta la copertina nonché "nanna" di Bianca: un gomitolo di fili, ormai infeltriti e davvero impresentabili, che lei tiene stretti in un pugno per addormentarsi o per rilassarsi. Sarà un segno dei tempi? L'approssimarsi dei tre anni segna davvero un confine per cui basta pannolini, basta ciuccio e basta nanna?

Probabile: i pannolini se ne sono andati senza sforzo quest'estate, la nanna si sta dissolvendo e fortunatamente il processo per ora sembra indolore, anche se aspetto con ansia il momento in cui per sbaglio aspireremo quei quattro pelucchi con l'aspirapolvere.

All'appello manca solo il ciuccio. Per ora Bianca non ne vuole sapere di mollarlo, ma forse sarà ancora una volta il destino a decidere per noi: un dopo l'altro i ciucci di casa stanno scomparendo, ne sono rimasti solo due. Sono quasi certa che arriverà una sera in cui cercheremo l'ultimo spasmodicamente e non lo troveremo. E lì si vedrà!

ps: la nanna di Luigi era stata a sua volta oggetto di un post, ma la sua fine è stata decisamente più gloriosa. Dopo averla momentaneamente smarrita, è stata ritrovata in un'anfora in casa di mia madre. E ora sta stabilmente nel suo letto sotto il cuscino, ancora intatta, solo un po' infeltrita :-)

3 settembre 2012

Big Miracle - Qualcosa di straordinario


Sabato sera abbiamo trascorso un tranquillo week end da famiglia in post rientro vacanze.
Essendo arrivato, durante la nostra lunga assenza, il dvd Big Miracle - Qualcosa di straordinario da visionare per il progetto Mamma Blogger Club di Pictures Universal, dopo cena ci siamo accomodati tutti e quattro sul divano e l'abbiamo avviato. Luigi, con i suo cinque anni e mezzo, era un po' perplesso: "Mamma, perché ci fai vedere un film che non è un cartone?".
Domanda legittima, per cui gli ho brevemente illustrato il contenuto del film. In poche parole: è una storia ispirata a un fatto realmente accaduto (nel 1988, durante la Guerra Fredda e sotto la presidenza di Ronald Reagan, ma questo a lui non l'ho precisato), ovvero il salvataggio di una famigliola di balene rimaste intrappolate negli spessi e gelidi ghiacci dell'Alaska e destinate al peggio se lì fossero rimaste. Per una serie di coincidenze la notizia passa da un telegiornale locale a quelli nazionali, coinvolgendo persone dagli interessi quantopiù disparati e contrapposti (come possono essere quelli degli attivisti di Greenpeace e quelli di un petroliere desideroso di ripulire la sua pubblica immagine) nel salvataggio dei tre grandi mammiferi. E per risolvere la situazione arriveranno anche i russi!

Il film è fatto per un pubblico famigliare, dunque è perfetto da vedere con i bambini: le scene girate sott'acqua sono emozionanti per tutti, la trama è semplificata in modo che sia alla loro portata e la suspance dosata in modo che sia sopportabile anche per gli animi più sensibili, mentre il coinvolgimento di mezzi come elicotteri, motoslitte e navi spaccaghiaccio entusiasma anche i piccoli dall'animo animalista ancora poco sviluppato.


Il lieto fine però non è scontato e proprio lieto fine al 100% non è: una delle tre balene, il piccolo Bum Bum, infatti non ce la fa... e credo che da questo sia dipeso il giudizio categorico di Luigi non appena è terminato il film: "Questo film non mi è piaciuto!".
Domanda mia, pronta a raccogliere le sue reazioni (Bianca nel frattempo si era addormentata): "E perché?". Risposta: "Sono molto addolorato perché Bum Bum è morto". A questa incontestabile constatazione è seguita una mia pronta spiegazione del perché la piccola balena non ce l'aveva fatta e il tentativo di spostare l'attenzione e l'empatia sul destino delle altre due, dirette libere verso mari più caldi. Le spiegazioni sono state accolte senza entusiasmo e siamo andati tutti a dormire. Il giorno dopo però è stato lui stesso a tornare ampiamente sul film, con un vero e proprio interrogatorio su balene, Polo Nord, iceberg e... sulla musica ascoltata dal piccolo esquimese coinvolto nel salvataggio (Guns N Roses!). Ovviamente siamo tornati anche sul destino di Bum Bum, con ampie digressioni sulle polmoniti che possono colpire in inverno le balene, malanni che difficilmente si possono curare se non si sta al caldo.
Insomma, se guardate Big Miracle prepaparatevi a qualche domanda da parte dei vostr piccoli, a cui non sempre sarà uno scherzo rispondere :-)

25 giugno 2012

Bianca inquina meno il pianeta

La parola spannolinamento non mi è mai piaciuta, e poi con  Luigi non ho avuto bisogno di cercare molto tra blog e siti per genitori per procedere allo svezzamento dal pannolino. Era stato un processo naturale, ai primi tentativi in primavera era seguita di colpo l'emancipazione con i primi caldi e una vacanza al mare. Il pannolino se ne era andato velocemente, senza troppe peripezie.
Memore di questo iter, all'inizio di quest'anno ho provato a fare la stessa cosa con Bianca, su suggerimento incalzante della Pediatra. Ma ben presto ho dovuto tornare sui miei passi, sospendere oni tentativo rimettendo il pannolino a Bianca e quindi interessarmi alla parola "spannolinamento".
E' proprio vero che ogni bambino ha i suoi tempi e che vanno rispettati, sprattutto quando si tratta di svezzamenti. Il secondo tentativo di togliere il pannolino a Bianca è andato infatti a buon fine senza troppi sforzi. Abbiamo approfittato della vacanza al mare, della vita in spiaggia, delle temperature estive... et voilà, il gioco è stato fatto senza più incubi notturni e giornate di preoccupanti pipì-stop dovuti alla confusione più totale della piccola di fronte a qualcosa che non era ancora in grado di gestire. E così anche la mamma ora si sente più green, a non buttare più nel cestino dell'indifferenziato quegli insostenibili pannolini!

19 giugno 2012

Bambini e lingue straniere: Dora e Diego

Grazie al progetto Universal a cui prendo parte, ho avuto modo con le altre mamme del Mamma Blogger Club di seguire online una breve ma intensa discusione sull'apprendimento della lingua inglese da parte dei bambini in età prescolare.
Di fatto, Universal ci ha invitate a guardare alcuni episodi dei cartoni animati Dora e Diego (cosa che viene bene in casa nostra, piacciono molto sia a Bianca sia a Luigi che hanno apprezzato l'invio di entrambi i dvd) e poi a interloquire con una specialista dell'insegnamento dell'inglese ai bambini.
Dora e Diego sono due cugini che vivono in un mondo fatto di natura, animali da salvare, regni lontani, draghi e cristalli. Compiono in ogni episodio delle azioni di salvataggio e lo fanno invitando i bambini a partecipare alle loro avventure. I piccoli spettatori sono chiamati dunque a interagire, parlando e ripetendo delle piccole frasi/parole in inglese oppure compiendo delle azioni.
C'erano due cose che mi sfuggivano. La prima: l'invito da parte dei due piccoli ai bambini non solo a ripetere parole in un idioma diverso ma anche a compiere dei movimenti. La seconda: la pronuncia molto latina di Diego. Ho ottenuto spiegazioni a entrambe le mie curiosità.
Il movimento nei bambini consolida l'apprendimento, questo il motivo per cui in alcuni momenti Diego e Dora si rivolgono ai piccoli spettatori e chiedono loro di remare, fingere di volare... Queste osservazioni sono frutto di ricerche nel campo delle neuroscienze e si ritrovano anche nella cosiddetta "braingym", metodo utilizzato nelle scuole anglosassoni per agevolare la concetrazione, l'apprendimento, il rendimento sportivo. Insomma, ho avuto conferma che il cervello funziona meglio se siamo in movimento e che questo vale anche per i bambini.
Quanto alla pronuncia di Diego, è volutamente latina per via del bacino di utenza di questo cartone animato. Così almeno credo di aver capito, perché mi fa strano che nel momento in cui si insegna l'inglese non si tenti anche di insegnarlo con la giusta pronuncia.

13 giugno 2012

#mammacheblog: date alle donne occasioni adeguate...

Sabato c'ero anche io al MammaCheBlog, il grande raduno che ha visto partecipare 230 mamme blogger. Certo, lavorando nell'organizzazione e facendo da "scribacchina" dell'evento (guarda qui!) la mia attvità di networking è stata abbastanza limitata, ma esserci in qualità di ascoltatrice e osservatrice è stato comunque molto stimolante.
Interessanti i MomTalk, le conferenze a tema: le mamme blogger hanno alzato le antenne alle parole di Luigi Centenaro, guru del personal brandig, si sono accalorate sul tema del guadagno attraverso i blog e il rapporto con le aziende (dibattito che sta proseguendo online) e si sono coinvolte quando l'argomento toccato sono stati i figli e il loro uso della rete. Direi che il tempo in cui parlavano di "cacche e pannolini" è decisamente superato.
Ma aldilà dei contenuti, provo sempre un gran piacere quando vedo tante donne PARTECIPARE, numerose, determinate e propositive. La considerazione, però, è che ciò accade se si offrono loro le condizioni adatte, soprattutto se sono mamme: fasciatoi, pappe, scaldabiberon, ma anche junior club e animazione per i bambini al seguito (a onor del vero sabato c'erano anche tanti papà solidali) in modo che possano dedicarsi con serenità a seguire un dibattito, a promuovere loro stesse e le loro idee e a fare networking. E se poi ogni tanto una carrozzina o un bambino compaiono in sala conferenze per un abbraccio alla mamma o una poppata, niente di strano!
Riflessioni banali, ma che nel nostro paese ancora non si fanno, per continuare stupiti a rilevare che le donne italiane partecipano poco alla vita pubblica e politica. Oscar Wilde diceva "Date alle donne occasioni adeguate ed esse potranno fare tutto". A distanza di cento e più anni dico che è vero e che la rete probabilmente è una delle occasioni più adeguate per le donne e per le mamme. Fuori dalla rete, invece, le occasioni ce le dobbiamo creare e credo che sabato al Quanta ci sia stata un'ottima dimostrazione di mom power!

4 giugno 2012

Body painting

Crayola mi ha inviato a casa una scatola di prodotti da testare con i miei bambini: gli album da colorare con i pennarelli Color Wonder, la pasta da modellare Risodò, delle tempere lavabili e dei grossi gessi colorati.
La prima sera io, Luigi e Bianca ci siamo concentrati sulla pasta da modellare e sui pennarelli carichi di inchiostri speciali e trasparenti (leggi: non macchiano) che colorano solo le pagine di un apposto album. La pasta, nonostante il mio entusiasmo per i pennarelli che non macchiano, ha ottenuto subito più attenzioni: è stata subito mischiata, tirata, un po' modellata e soprattutto spiccicata, un po' sul tappeto di lana a pallini e un po' sui mie jeans. C'è una forte asimmetria tra quanto tengo al mio tavolino vintage e al mio tappeto sardo (entrambi rigorosamente bianchi) e all'uso che consento ai miei figli di farne. Ma che dire, non si pongono limiti alla cratività dei bambini... e poi la pasta in questione è davvero lavabile.
Decisamente minore l'apprensione durante la sperimentazione dei gessi colorati. Questa volta ho approfittato di un week end a casa della nonnna in campagna per lasciare che Bianca e Luigi si sbizzarrissero sul marciapiedi fuori dalla porta della cucina (come del resto facevo io alla loro età). Alla fine, dopo essersi improvvisati "madonnari" (espressione utilizzata da mia madre:-), sono passati al body painting. I gessi in questione sono molto pastosi, per cui erano visibili anche su gambe, piedi e braccia...




Quanto alle tempere lavabili aspetto l'occasione adatta, credo durante le vacanze estive in montagna, nei pressi di qualche bella parete rocciosa con ameno ruscello a fianco.

20 maggio 2012

All'uscita del tunnel, il make up

Che dire, forse sto uscendo dall'apnea durata circa 5 anni, dopo la nascita di Luigi e dopo quella di Bianca. E all'uscita del famoso tunnel (quello che tutti i genitori ti descrivono quando parlano dei primi anni di vita dei figli e quanto alle conseguenze sul piano estetico leggi questo post) io ci ho trovato questi tre prodotti: una crema idratante col coperchio Gold, un copriocchiaie e un rossetto.

Cosa significa? Che finalmente dopo tanto tempo mi sono comprata o ho ricominciato a usare dei prodotti, forse un po' diversi da quelli che usavo 5 anni fa, ma che pur sempre di bellezza sono. Il che vuol dire due cose: che ho di nuovo voglia di usarli e che ho un po' di tempo per farlo. E qui ringrazio anche le due amiche che hanno contribuito a questo mio rilancio d'immagine.

La prima è Elisabetta, l'amica trentenne che in una pausa pranzo bergamasca mi ha trascinata da Sephora. Mentre lei chiedeva a una commessa superefficiente una spugnetta per stendere il fondotinta, io mi sono guardata un po' intorno e poi mi sono convinta a fare acquisti. In quel momento urgeva un copriocchiaie et voilà, comprato!

La seconda è l'ex-collega Wilma: per il mio ultimo compleanno mi ha regalato un rossetto. Credo di non averne mai posseduto uno in tutta la mia vita, ho sempre usato gloss idratanti e burrocacao. Un rossetto, all'aba dei 41 anni mi ci voleva, l'ho trovato un regalo azzeccatissimo. E ieri sera l'ho anche usato in occasione di un'uscita a cena (ed ero anche tentata di portarmelo appresso per andare in bagno a rifarmi il trucco prima del dolce, ma ancora non sono così avanti ;-).

Infine, inidirettamente ringrazio anche mia madre, per non avermi rifornita della solita crema idratante che mi portava come ogni anno dal suo soggiorno termale a Ischia. Mi ha costretta a tornare in profumeria e a chiedere una crema da notte/giorno. La commessa mi ha proposto quella che vedete in foto e il prezzo era abbordabile. Un colpo al cuore quando a casa ho aperto la confezione in cartone: il tappo è dorato! Ma non mi lamento, la mia pelle gradisce e io mi sento molto più curata.

17 maggio 2012

I bracialetti per ritrovare i figli

Ieri, nel corso della giornata, mi è capitato di:
- ricevere una mail che parlava di questo braccialetto, Infoband, su cui scrivere i propri dati di contatto e da agganciare al polso del proprio figlio se si teme di poterlo perdere di vista in luoghi affollati. Garantiscono che non si scolorisce e che solo gli adulti lo possono sganciare.

- leggere questa notizia: "Un papà, Darren Fern, dopo aver passato momenti di panico per aver perso la sua bimba di 3 anni in un luogo pubblico (l'ha ritrovata dopo 35 minuti in una toilette) ha messo a punto un'applicazione per cellulari in grado di mandare un allerta a altri utenti registrati. Si chiama Lost Kidz e i dettagli verranno presentati il 25 maggio in occasione della Giornata delle persome scomparse".

- imbattermi su Pinterest in questo braccialetto "fai da te" (e trovarlo carino):


Coincidenze o vorranno dire qualcosa? Di certo che l'estate e le vacanze estive si profilano all'orizzonte, con un certo carico di apprensione per i genitori in partenza con i figli spensierati. Spero poi non siano segnali di destino avverso!

16 maggio 2012

La cameretta con l'oblò

Da qualche mese sto cercando ispirazioni (e preventivi) per dare anche a Bianca una cameretta degna di questo nome (attualmente la sua è più simile a un magazzino). A due anni e mezzo credo che sia suo diritto emanciparsi dal lettino con le sbarre, anche perché ho notato la sua netta preferenza per i letti che ne sono privi, e avere uno spazio dove tenere i suoi giochi.
Ho dunque cominciato a guardarmi attorno (praticamente solo in Rete e snobbando i classici negozi di camerette) per trovare delle idee carine da sottoporre al falegname di fiducia.
Alla fine sono arrivata alla conclusione che le camerette che più mi piacciono sono "a oblò" (definizione che ho inventato io non sapendo come altro chiamarle) ovvero quelle in cui il letto è inserito e tutt'uno con una struttura che può comprendere anche armadi, mensole e cassettiere. Il letto risulta di fatto collocato in una nicchia e volendo, tirando una tenda, si può trasformare nella classica "tana" che ai bambini piace tanto.
Ecco gli esempi a cui ho chiesto al falegname di ispirarsi, tratti da Pinterest: che ve ne pare?

8 maggio 2012

Io sarò al MammaCheBlog - Family Day


Il 9 giugno, in un sabato che si spera estivo, si terrà al Quanta Sport Village di Milano un evento dedicato alle mamme blogger e non solo: il MammaCheBlog - Family Day.
Io ci sarò di sicuro, per tanti motivi. Perché, nonostante sia poco solerte negli aggiornamenti, ho un mommy blog a cui sono affezionata. Perché credo nella forza delle mamme, che attraverso la Rete si possono aiutare e trovare sbocchi personali e professionali, proveniando magari da situazioni di frustrazione legate proprio al periodo della maternità. Perché i camp sono divertenti e allegri, i partecipanti sono sempre felici di esserci e, in questo caso particolare, le mamme si sentono un po' in libera uscita, contente di conoscere le blogger che seguono online, di vedersi e parlarsi e di capire più a fondo un mondo che le affascina, ma che non è sempre immediato da capire.

E poi una nota di merito all'organizzazione, che ha capito che per far partecipare le mamme agli eventi non basta invitarle (lasciandole alle prese con maratone di telefonate per piazzare figli, di pranzi cucinati la sera prima, di liste con le più svariate indicazioni per insicuri papà...). Per vederle arrivare serene bisogna dare loro la possibilità di portarsi appresso figli ed eventualmente mariti, di averli vicini ma non troppo, intrattenuti ristorati e coccolati a distanza di sicurezza da gentili animatrici. Ed è proprio quello che succederà al Quanta Village.

Per scoprire il programma della giornata, articolata in momenti di discussione, formazione e auto-promozione, guarda qui.


24 aprile 2012

Libri o giocattoli? Un salto alla Fiera dei Librai a Bergamo

Il titolo non è da fraintendere. Il mio non è un dubbio sul genere d'acquisto: compro un libro o meglio un gioco, se per esempio devo fare un regalo a un bambino?
No, il mio dubbio sorge ogni volta che vado in libreria con Bianca e Luigi. I reparti libri dedicati ai bambini pullulano di una quantità progressivamente sempre più nutrita di libri che libri non sono, perché in realtà sono accessoriati per essere dei giocattoli, o nel migliore dei casi dei tutorial: tastiere che suonano, pulsantiere per fare rumori a seconda della figura che compare sulla pagina, biro per schiacciare pulsanti elettrici, macchinine a molla che percorrono piste su pagine cartonate, colle per vetrofanie, mascherine per stencil, perline per fare gioielli, adesivi da incollare su scenari vuoti, mattoncini di Lego...
Condivido l'indicazione di non proporre ai bambini sotto l'anno libri di carta. Per affezionarsi all'oggetto hanno bisogno di libri-gioco, che si possano anche lavare visto che più che sfogliare probabilmente tenteranno di masticarne le pagine. Bellissimi i libri in stoffa, morbidi e colorati, che si prestano a diverse esperienze tattili, che fanno rumore se stropicciati... ma che poco hanno a che vedere con l'elenco che ho fatto sopra. Nel quale compaiono articoli che sono adatti a bambini dai 4 anni in su e che sfruttano il formato libro per vendere altro.
Questo sfogo perché ieri sera siamo andati a fare un giro a Il Salone dei Librai di Bergamo. Nonostante i librai che organizzano l'evento siano pregevoli e di nicchia, l'allestimento dell'area bambini è scivolata nella proposta di numerosi (troppi) libri/giocattoli. L'area in realtà è allestita bene, c'è anche un bell'angolo dove si organizzano laboratori creativi e didattici. Per esempio, Luigi ha avuto modo di vedere come si costruisce una Bat Box di legno, ovvero una casetta per i pipistrelli (iniziativa organizzata dal Parco delle Orobie Bergamasche), e di portarsela a casa. Ma allora perché, visto il buon livello di librai e laboratori, non fare una proposta di letture per l'infanzia un po' più selezionata, evitando tutti quegli scaffali di libri/giocattolo?

23 aprile 2012

Seridò

Non ero mai stata a questa "festa dei bambini". Le colleghe me ne avevano parlato in termini entusiastici l'anno scorso; io mi ero appuntata il tutto in un angolo del cervello ripromettendomi una visita per l'edizione successiva. In realtà non ci ci avevo più pensato fino a quando la settimana scorsa non ho visto spuntare qua e là, sui siti dedicati alle mamme, i banner che pubblicizzavano l'evento.
Poi sabato mattina è arrivato l'invito di una coppia di amici (genitori di una bambina) a unirci alla loro scampagnata a Montichiari (BS), per una giornata in fiera con tanto di picnic. Così, tentata in realtà dall'idea di una visita a Milano per un'iniziativa del Salone del Mobile dedicata alla categoria KIDS ma impietosamente stroncata da Cesare, alla fine Seridò ha avuto la meglio.
Ecco qualche foto della giornata. Luigi e Bianca si sono entusiasmati per il giro della fiera sul trenino elettrico, si sono tenuti alla larga dai gonfiabili, hanno osservato e provato a praticare le attività sportive proposte in alcuni stand (il calcio, il monopattino, la gara di trattori a pedali...), hanno adorato i laboratori a base di colla e ritagli e costruito una intricatissima pista ferrovia. A me e a Cesare, relegati questa volta al ruolo di accompagnatori zelanti nonché spettatori del divertimento dei figli, ha fatto molto piacere trovare un posto dove i bambini non sono invitati a "fini di lucro", ma semplicemente per sperimentare, scoprire e giocare.









19 aprile 2012

Se lasci a casa il cellulare

Stamattina, già seduta sul treno delle 7.30 per Milano, mi sono accorta di essere uscita di casa senza cellulare. Attimo di panico: troppo tardi per tornare a prenderlo, ad aspettarmi c'era un’intera giornata  lontana da casa e due appuntamenti con ex colleghe (programmati il giorno prima per una veloce colazione appena fuori dal metrò e per la pausa pranzo in un locale ancora da decidere).
Ma non era solo questo: mi sentivo a disagio senza avere tra le mani il telefono, senza la possibilità di guardare la posta, i messaggi su Facebook, aggiornarmi sullo stato dei figli ancora addormentati quando ero uscita di casa, mandare un messaggino per ritrovare magari un’amica sul treno.. e oltrettutto non avevo nemmeno comprato il giornale per via delle ferie del giornalaio della stazione. Ultimo appiglio, nel mio nervosismo, costretta a una quiete imprevista - senza amiche con cui chiacchierare, senza possibilità di telefonare/chattare/messaggiare/navigare, nonché leggere magazine e quotidiano - ho tirato fuori il mio grazioso e-book reader, ricaricato fortunatamente il giorno prima ma ancora piuttosto sguarnito di titoli. Nell’esigua rosa di letture possibili ho aperto "Un indovino mi disse" di Tiziano Terzani e mi sono dedicata alla sua lettura, perlatro molto coinvolgente. Poco a poco mi sono tranquillizzata/rassegnata, le parole di Terzani sembravano scritte apposta per me in quel momento: una critica serena ma spietata del mondo occidentale, della sua superficialità e incapacità di soffermarsi sulle cose, il ruolo del caso che casuale non è, la necessità a un certo punto della vita e di vivere più “slow”, per tornare a osservare davvero ciò e chi ci sta intorno... insomma, tutti pensieri su cui il mio cellulare non mi avrebbe consentito di meditatre se l’avessi avuto in tasca J La lettura è proseguita fino alla stazione di Milano Centrale, ininterrotta. Anzi, ho letto anche sul metrò e per strada, indisturbata.
Arrivata in ufficio però mi sono precipitata ad aprire il pc, a scrivere mail e messaggi su Skype e FB per avvisare che ero reperibile solo su un fisso. La giornata di lavoro è poi trascorsa tranquilla.
Sul treno di ritorno, di nuovo sola e disconnessa, ho ripreso la lettura. Nonstante le chiacchiere delle studentesse vicine mi sono appisolata per qualche minuto e poi risvegliata a Bergamo. In testa avevo una domanda: come si faceva fino a 100 anni fa a incontrarsi con un amico, soprattutto se viveva lontano (e per lontano bastava vivere in due province diverse anche se confinanti)? si scrivevano lettere? si aspettava pazienti una risposta? ci si dava appuntamento sperando non succedessero imprevisti? Probabilmente sì. Quanto invece ai miei appuntamenti con le ex colleghe milanesi fissati per colazione e pranzo sono saltati tutti, non essendoci  sapute coordinare tra cellulari e pc. Chissà cosa avremmo combinato 100 anni fa!?

8 aprile 2012

Il Pediatra di montagna

Passando la maggior parte del nostro tempo (più o meno) libero in montagna, ci capita spesso (come durante questa Pasqua) di aver bisogno di un pediatra.
Abbiamo conosciuto il Pediatra di montagna due anni fa, approcciandolo in un ambulatorio del posto aperto anche ai turisti. La prima cosa che ci stupì, dopo la visita, fu che sulla sua carta intestata per le ricette mediche comparivano sia il numero dell'ambulatorio sia quello dell'abitazione, numeri che subito meticolosamente mi appuntai (non puoi fare altro se sei rimasto segnato dalle trafile dei prontosoccorsi pediatrici nel week end).
Così la volta successiva che è capitato di averne bisogno - purtroppo pare che l'aria di Varena non faccia bene a Bianca, visto che ogni volta che ci mettiamo piede  si ammala - l'ho chiamato, direttamente a casa (era sabato, gli ambulatori erano chiusi).
Ero pronta a sentire la voce di una segreteria telefonica o almeno a essere tenuta in attesa per qualche minuto per poi sentire un messaggio preregistrato. Invece, non solo il Pediatra di montagna ha risposto subito, ma si è detto disponibile a passare a trovarci per una visita! Detto fatto, è arrivato poco dopo, abbigliato come uno scalatore, abbronzato, sorridente e con la valigetta da dottore. Di lì è iniziato il rito che si ripete (purtroppo per noi) ogni volta quando lo chiamiamo (ahimé sempre in giorni che dovrebbero essere di vacanza). Si siede sul divano accanto ai bambini, chiacchiera amabilmente del più e del meno con me e con i presenti in casa, poi parte con la visita alla piccola malata, quindi prosegue con un'estesa illustrazione della diagnosi. Fatto questo, inizia a trascrivere il tutto sulla carta intestata. Si fa quindi pagare, emette regolare fattura e si congeda, raccomandandosi di chiamarlo per aggiornarlo sulle evoluzioni della malattia (nel frattempo ci ha forniti anche del suo cellulare). Il tutto dura almeno una quarantina di minuti.
A volte ci mette un po' di più ad arrivare, può capitare infatti che sia la moglie a risponderti perché lui è fuori o perché sta riposando (ma chi conoscete voi che in età lavorativa riposa al pomeriggio?). Ma lui ti richiama non appena si libera o si risveglia! Se può ti riceve in uno degli ambulatori presenti in valle (come capitava la scorsa estate), altrimenti ti raggiunge a casa. Tra l'altro, mostrate le varie diagnosi alla Pediatra di città, abbiamo avuto conferma che i due sono allineati quanto a modalià di procedere e prudenza nel prescrivere medicinali ai bambini.
Mia madre sostiene che una volta i pediatri erano tutti così, venivano a casa per le visite, si intrattenevano amabilmente con le nonne che gli offrivano il caffè e non avevano fretta di passare al cliente successivo. Probabilmente vivevano meglio, come a me sembra che vivano meglio il Pediatra di montagna, i suoi piccoli pazienti e le loro mamme.

3 aprile 2012

Puss in boots


E' ripreso il progetto Mamma Blogger Club, dopo qualche mese di vacanza (che nel frattempo mi sono presa anche io da questo blog).
Il titolo del mese ci ha consentito di ripartire alla grande, con un evento per mamme e bambini al Circolo della spada Mangiarotti di Milano per lanciare il dvd de Il gatto con gli stivali (ma il titolo in inglese a me suona meglio). Perché un evento in una scuola di scherma? Perché il gatto e la sua amica Kitty sono due abili spadaccini, oltre che ladri di professione e ballerini di flamenco per passione. Non so se coinvolgere mamme e prole in una lezione di flamenco, anzichè di scherma, sarebbe stato più divertente... di certo al Circolo della Spada genitori e figli si sono impegnati nelle lezioni di prova tenute da campioni di fioretto e spada, si sono immedesimati e ne sono usciti sapendone decisamente di più su questo sport che ha delle regole non proprio immediate.


Quanto al film (uno spin-off di Shrek 2), la nostra famiglia ne è fan da quando è uscito nelle sale a dicembre. Per l'occasione tutti e quattro ci eravamo recati al cinema, poco speranzosi in realtà di arrivare fino alla fine della proiezione a causa di Bianca, che metteva piede in una sala cinematografica per la prima volta nella sua vita. E invece, contro ogni previsione, ci eravamo visti il Gatto con gli stivali dall'inizio alla fine.
E in questi giorni, da quando a casa è arrivato il dvd (anzi, il blu ray, e la differenza c'è), lo stiamo rivedendo e rivedendo. Insomma, è entrato nel loop cinematografico di Bianca e Luigi, che quando si appassionano a personaggi e trame, possono rivederli in continuazione in tv e subito dopo anche sulle pagine di un libro. E io, ovviamente, con loro.
La visione reiterata di un film dà modo di godere di particolari, passaggi e battute che non sempre si colgono a una prima visione. Nel caso del Gatto con gli stivali, per esempio, mi trovo di volta in volta a chiedermi come un bambino non si faccia domande su quella strana commistione di personaggi umani, animali e animati. Guardo con disgusto Humpty Dumpy, l'uovo cattivo e oggettivamente bruttissimo, per poi interrogarmi sulla sua vera natura e immaginarmi insieme a Bianca e Luigi un prequel anche per lui (era figlio anche lui dell'Oca dalle uova d'oro caduto per sbaglio dal cielo? in fin dei conti è lì che alla fine farà ritorno... ). E che dire poi delle fiabe classiche con cui la trama del film si intreccia? Il gatto con gli stivali, I fagioli magici, lo stesso inquietante Humpty Dumpty già presente in tanta letteratura...
Nel film, nonostante il divertimento sia garantito da personaggi molto ben riusciti e da una trama avvincente, i contenuti su cui riflettere insieme ai bambini non mancano (ci sono anche amicizia, spirito fraterno, libertà, genio e autodistruttività... ). Insomma, noi questo Puss in boots continuiamo a rivedercelo e ogni volta ci troviamo qualcosa di nuovo di cui parlare :-)

28 marzo 2012

Felicità pura

Ispirata da questo post di Jolanda e Veronica sulla pagina Facebook di P&G, ho tirato fuori un video della scorsa estate. Riguardandolo in questi mesi ho sempre pensato che quel video (girato giocherellando con il telefonino) rappresentasse un momento perfetto, di "felicità pura" (come dicono le due di cui sopra).
Eravamo ad agosto tutti e quattro insieme (Cesare, io, Luigi e Bianca) alla festa di Varena, in Trentino, tra le montagne che ormai amiamo come se fossimo di casa. La serata era mite e serena, i bambini in stato di grazia e incuriositi dalla dimostrazione di "slackline" (la fune su cui si cammina in equilibrio, per i più artidi viene posta tra le vette delle montagne, qui invece era tesa tra dei paletti nel giardino di una corte del paese). Io e Cesare tranquilli, assorbiti dal tramonto e dal contesto. La colonna sonora fa il resto: Davide Van De Sfroos, che da lì ho iniziato a conoscere e ad ascoltare, per ogni ogni volta ripensare a quel momento. Insomma, felicità pura, immortalata per puro caso :-)

video

14 marzo 2012

Pensierino per la festa del papà


Ogni anno all'asilo ci chiedono una maglietta per la festa del papà, che i bambini decorano con manine e colori. Questo, che ho trovato su Pinterest, mi sembra davvero un bel disegno per l'occasione, anche per i successivi risvolti ludici!

13 marzo 2012

5 candeline

E quest'anno festone con tutti gli amici, dell'asilo e non. Il tempo ci ha graziati, il pagliaccio Pietro ci ha intrattenuti, la mamma ha preparato una bella merenda e l'oratorio ci ha prestato uno spazio davvero bello. Auguri Luigi, stai proprio diventando grande!

17 gennaio 2012

Sport, competizione e figli

Per la prima volta ho deciso di partecipare al Blogstorming di Genitori Crescono (non un mommy blog, ma un blog per genitori e c'è molta differenza).
Il tema proposto è la competizione. La prima che viene in mente in tema di figli è quella fra neogenitori alle prese con le performance dei nuovi nati. Io non la trovo molto interessante, frutto più che altro di insicurezza e legata a inesperienza e cieco innamoramento per i propri piccoli.
La competizione che mi interessa è piuttosto quella che si osserva come istinto nei proprio figli, il cosiddetto spirito di competizione.

Innanzitutto la domanda, che credo molti genitori si pongono più o meno apertamente: mio figlio è competitivo? Domanda secondo me legittima, perché è inutile negarlo, i bambini di oggi hanno davanti un futuro complesso e un po' di sano spirito di competizione e strategia, oltre a moltissimi altri "strumenti", li aiuteranno di certo a percorrere la loro strada. Io non ci trovo niente di male nella competizione se è giusta, ovvero se nasce dal confronto e dal desiderio di ottenere un risultato eccellente (magari impegandosi con dedizione). Lo avevo già detto qui, quando si parlava di formazione e Super Persone, tra buon senso e aberrazioni.

E poi l'altra questione: dove voglio/preferisco che mia figlio sia competitivo? Credo che qui, nel rispondersi, non possano non emergere i retaggi e l'esperienza di ciascun genitore. Nel mio caso, la scelta più volte discussa in questo blog di instradare Luigi (il primogenito) verso lo sport è tutt'altro che casuale.
Non ho mai avuto problemi nello studio, sono sempre stata "una brava" (non "la più brava"), non ho mai sofferto di particolari blocchi emotivi durante gli esami universitari. Ad animarmi e portarmi al risultato scolastico non lo spirito di competizione ma il piacere dello studio e il mantra di famiglia: fai il tuo dovere. Mantra che non funzionava però nelle performance sportive. Pur amando lo sport, da sempre l'agonismo mi ha depresso: le mie peggiori prestazioni avvenivano se c'era di mezzo una competizione, sia che si trattasse di una partita di pallavolo da campionato studentesco, di una pseudo gara di sci o di un torneo di bocce sulla spiaggia. E questa cosa l'ho sempre sofferta, tanto che negli anni ho adottato un approccio "granturismo" allo sport, evitando accuratamente cronometri, punteggi, partenze a arrivi.

Il mio tentativo di guidare Luigi verso lo sport non è dunque casuale, c'è un mio vissuto che mi fa considerare questo settore come un banco di prova. Inevitabile la domanda: è giusto o non è giusto riversare antiche insicurezze sui figli volendoli più competitivi proprio là dove noi ci sentivamo più deboli? Il buon senso ci fa dire che non è giusto, ma anche che è umano che un genitore più o meno consapevolmente voglia evitare alla propria prole le frustazioni patite in gioventù (errare humanum est!).

Concludo: la competizione non deve essere un tabù nell'educazione dei figli, piuttosto va insegnato loro come gestirla e ottimizzarla, tenendo comunque conto che il vissuto di ciascun genitore potrà portare a qualche storpiatura.

Questo post partecipa al blogstorming

3 gennaio 2012

Corso di sci, questa volta non mollo!

Siamo stati in montagna tra Natale e il primo dell'anno, come sempre a Varena, in Val di Fiemme.
Poca neve, ma abbastanza per togliersi la voglia di una sciata noi "grandi" e soprattutto per iniziare a insegnare a sciare ai "piccoli".
Nei primi giorni assolati della nostra vacanza abbiamo scelto di andare alla piccola stazione sciistica di Passo Oclini, dove già sapevo molto operativa una scuola di sci (che, ho scoperto poi, è in target bambini). Non ho esitato un secondo, appena scesa dalla macchina mi sono diretta subito alla biglietteria nonchè centro prenotazioni lezioni e ho fissato un'ora con maestro per Luigi nel primo pomeriggio. Sì, perché uno degli obiettivi di questa vacanza era proprio quello di insegnargli lo spazzaneve e a prendere un impianto.
Fatto questo, la nostra mattinata è trascorsa piacevolmente sulla neve, tra il tapis roulant che ci riportava a monte dopo delle microdiscese con bob (Bianca) e sci (Luigi), la cotoletta con patatine fritte del self service e il sole sulla terrazza dell'Hotel Schwarzhorn. Fino a che non è arrivato il momento della lezione di sci.
Appena Luigi ha visto il maestro si è irrigidito e senza giri di parole ci ha detto che non voleva fare la lezione. Il maestro, giovane e davvero gentile nonostante il marcato accento tirolese, ci ha messo tutta la sua buona volontà per convincerlo a seguirlo, ma niente. Lui ha iniziato pure a piangere.
A quel punto, memore del fallimento con il corso di nuoto, la Mamma Tigre che da qualche parte si nasconde in me è venuta fuori: lezione è e lezione sarà fino all'ultimo minuto che ho profumatamente pagato con il maestro Christoph!
Detto questo a padre e figlio, ho girato le spalle e mi sono allontanta trascinando Bianca (trionfante!) sul bob. Non mi sono più voltata, nonostante gli strilli, nonostante nel frattempo mi chiedessi se stavo facendo il bene e di chi e mi sentissi bieca ed egoista come il padre della povera Alice di La solitudine dei numeri primi (che poi il sole in realtà splendeva alto nel cielo terso, la temperatura era primaverile e il maestro dedicato solo al piccolo). Insomma, questa volta ho tenuto duro (anche se Cesare con gli sci ai piedi ha dovuto fare da "osservatore" fino alla fine della lezione, che comunque si è potuta svolgere tra skilift e pista) e, al termine, ho prenotato altre due ore per i giorni successivi.
Luigi, dopo quella prima lezione, nei giorni seguenti non ha più protestato, ha anche sciato con noi un pomeriggio su una pista azzurra. E con nonchalance ci ha pure comunicato, durante il viaggio di ritorno da Varena e non prima di varcare il casello dell'autostrada a Bergamo, che a lui piace molto sciare, soprattutto col maestro.
Questa volta dunque non ho ceduto, non so per l'egoismo di poter finalmente tornare a trascorrere delle belle giornate all'aria aperta con gli sci ai piedi finalmente in compagnia dei figli o se per la convinzione che a 5 anni (quasi) bisogna iniziare ad accettare che il nostro tempo possa essere strutturato, facendo quello che di dice un maestro (di nuoto, di sci, di disegno, di cucina...) e applicandosi per imparare.
Non so quale delle due cose mi abbia spinto di più a perseverare, ma credo che ora siamo tutti piuttosto soddisfatti, Luigi compreso.

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