23 novembre 2011

Mamme Cattivissime? La madre perfetta non esiste

Una riflessione sulla maternità di questi tempi è d'obbligo. E' evidente che le donne, il modo di procreare e il ruolo delle madri sono cambiati molto negli ultimi decenni. Chi dice in meglio chi dice in peggio, ma innegabilmente sono cambiati. Uno dice: i figli si fanno sempre nello stesso modo. Non è più vero neanche questo: si possono fare con inseminazione artificiale e con le tecniche in vitro, si possono fare da sole (accedendo alle banche del seme) e, come ci ricorda la filosofa francese Elisabeth Badinter, si può anche decidere di non farli.
Ho letto il libro: Mamme Cattivissime? La madre perfetta non esiste. La Badinter è anche sociologa, femminista in quegli anni che noi della nostra generazione abbiamo vissuto nel pancione o tra i banchi dell'asilo. Siamo anzi le cosiddette figlie, quelle che - lei sostiene -  negli anni '90 hanno tradito molte delle conquiste fatte dalle madri negli anni 70.


Con chi se la prende la Badinter? Essenzialmente con chi è convinto che l'istinto materno sia una categoria monolitica e assoluta, inevitabilmente presente in ogni donna, univocamente vissuto e vivibile. Sostiene lei al contrario: ci sono un'infinità di modi di vivere la maternità, che "impediscono di parlare di istinto fondato sul determinismo biologico. Questo dipende strettamente dalla storia personale e culturale di ogni donna".

Di fatto, osserva la Badinter, è da quando le donne hanno il potere di scegliere se e fare un figlio (grazie ai contraccettivi) che la maternità è cambiata, ma non in meglio come ci saremmo aspettate. Tanto più questa scelta è libera, tanto più ne siamo responsabili. Se desideriamo un figlio e decidiamo consapelvolmente di metterlo al mondo, non ci sono più scuse: lo dobbiamo curare con tutto il meglio che gli possiamo offrire. E tutto il meglio non lo decidiamo noi da sole, a suggerircelo c'è tutta una società con i suoi condizionamenti, riti, sacerdoti, sacerdotesse e mode: pediatri che insegnano una nuova pedagogia (quella basata sul diritto del bambino a essere considerato una persona e trattata e rispettata come tale), un'incipiente naturalismo (quello che ripropone l'istinto materno come assoluto), l'ecologismo (che ci dice di usare pannolini lavabili, di cucinare cibi selezionati e biologici...), il ritorno di pratiche ormai superate (il parto in casa, la doula), l'elogio del dolore e il rifiuto dell'analgesia epidurale, la teoria del bonding, l'allattamento a richiesta e a oltranza... chi non ne ha sentito parlare da quando è diventata madre?

I doveri nei confronti del bambino di fatto sono aumentati e il risultato è che "i compiti materni sono diventati sempre più ambiziosi, sempre più gravosi, appesantiti da ansia e nervosismo" (parole di Yvonne Knibihler, storica della maternità). Nel contempo, sostine la Badinter, cresce la colpevolizzazione delle donne e delle madri che non si adeguano al modello proposto, quello della madre perfetta che si occupa costantemente 24 ore su 24 del proprio figlio. Ed è così che si torna al passato, registrando una preoccupante inversione nel percorso verso l'emancipazione femminile: "I doveri che aumentano nei confronti del neonato e del bambino si rivelano altrettanto limitanti, se non di più, della perpetua guerra maschilista in casa e sul posto di lavoro... E' il bambino innocente - suo malgrado - che è diventato il miglior alleato del dominio maschile". La conclusione è lapidaria: "I più maschilisti possono gioire: la fine della loro dominazione non è prevista per domani. Hanno vinto la loro guerra sotterranea senza prendere le armi... Ci hanno pensato i sostenitori del maternalismo".

C'è di sicuro di che riflettere e molto da condividere in queste parole, ma il tono enfatico e di denuncia della Baditer per me, ragazza negli anni 90, è davvero un po' troppo femminista, estraneo alla mia forma mentis (non è un caso che le parole "battaglia", "nemici" e "guerra" ritornino spesso nel libro). Lo trovo però irresistibile quando si rivolge contro le madri de La Leche League e gli "ayatollah dell'allattamento al seno": per la sociologa francese al cuore della silente rivoluzione maternalista che stiamo vivendo è proprio la cosiddetta "battaglia del latte", che vede i suoi peggiori nemici nel latte in polvere, negli asili nido e nel lavoro che tiene le mamme lontane dai figli.

Ma andando aldilà dei toni, le conclusioni sono assolutamente valide. Il modello ideale di madre è oggi davvero esigente, ma allo stesso tempo la figura della "madre a tempo pieno" è svalutata socialmente. La contraddizione, per chi non si sente a proprio agio in quel solo ruolo (e siamo in molte) e cerca anche una realizzazione individuale, può essere dolorosa: il proprio figlio, desiderato e amato, può essere la causa della mancata realizzazione di sè. E' evidente che mancano delle risposte adeguate.

Interessante, infine, applicare le argomentazioni (per una volta di tipo sociologico e non solo economiche e politiche) della Badinter al nostro paese, l'Italia, uno dei meno prolifici al mondo: "Ogni paese conosce realtà differenti, perché la storia e le tradizioni hanno un grosso peso. A seconda che identifichi più o meno intensamente la donna con la buona madre, emergono due tendenze. Dove l'analogia è dominante, le donne non vi si rispecchiano e sono sempre più inclini a voltare le spalle alla maternità. Dove invece vengono fatti dei distinguo tra donna e madre, dove viene riconosciuta la legittimità dei molteplici ruoli femminili, dove la maternità è meno pesante, le donne ritrovano il desiderio di essere madri, libere di poter voltare le spalle al mondo ideale". E le francesi, lei dice, sono lì a dimostrarlo, refrattarie ad allattare al seno, dedite al lavoro e... prolifiche come sono.

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