10 ottobre 2011

Inside Job

Sabato sera ho visto il film Inside Job. Proposta tra gli eventi nel programma di Bergamoscienza 2011, alla proiezione in sala è seguito un dibattito. Oratore di punta: il giornalista economico Massimo Mucchetti. In anteprima a Bergamo, organizzata in collaborazione con Lab80, il film di Charles Ferguson ha ottenuto il premio Oscar come miglior documentario del 2010. Dunque una cosa seria.
Non sto a riferire nel dettaglio di cosa parla il film, troppo complicato. Lo scopo è quello di spiegare come si sia arrivati negli Stati Uniti alla crisi finanziaria del 2008, crisi che dal mondo della finanza è rapidamente passata a molta parte della società civile e produttiva americana, con effetti drammatici su stato occupazionale, immobiliare e previdenziale delle persone. E poi al resto del mondo.
Rispetto alla prima volta in cui sentii Milena Gabanelli raccontare in una puntata di Report del 2007 di derivati, cartolarizzazioni e indebitamento di Enti, Province e Comuni italiani che si erano esposti con contratti di finanza derivata (a proposito, scrive oggi S. Rizzo sul Corriere Economia, che le perdite ammontano a 885 milioni euro!), mi sembra di avere capito di più dei meccanismi perversi che sono stati messi in moto a partire dalla deregolamentazione del mercato finanziario americano. Deregolamentazione resa possibile da una connivenza neanche poi troppo sotterranea tra potere economico e potere politico negli Stati Uniti. E da una commistione di incarichi tra pubblico (ad alti livelli nell'amministrazione pubblica) e privato (ad alto livello in banche e assicurazioni) che non può non far sospettare qualche conflitto di interessi.


Le mie personali considerazioni, su crisi e film:
- l'avidità è stata una causa scatenante della crisi finanziaria. Un brutto male, ma non capisco perché nel documentario si voglia far passare gli ultravidi anche per viziosi e depravati, addetti sfrenati a cocaina e prostitute d'alto bordo (ops, escort!).
- una volta, un proverbio inglese diceva: "The bigger they are, the harder they fall". Ecco, si vede che i tempi sono proprio cambiati, perché tante persone che hanno avuto compensi e tornaconti daverro big, di fatto sono caduti in modo molto soft. Nonostante l'entità dei danni provocati.
- è evidente che il settore non si regolamenta da sé. Le regole vanno imposte. Ma da chi? Gli enti sovranazionali hanno abbastanza potere? No.
- non ricordo più bene quale, ma uno degli intervistati ha suggerito: "Se non capisci di cosa si tratta e come funziona, evita di utilizzare un prodotto finanziario". Mi sembra una buona regola.
- il film si chiude sulla situazione politica americana del 2010, su Obama e soprattutto sul suo staff di governo, troppo debole e coinvolto con la precedente amministrazione per dettare regole forti ai mercati finanziari.
- si esce dalla sala di proiezione abbastanza avviliti e pessimisti sul futuro. Fortunatamente al termine di proiezione e dibattito, ci aspettavano le bancarelle di golosità del mondo allineate sul Sentierone. E con un bratwurst ci siamo tirati su di morale.

Per approfondire: Inside Job, un Oscar da mani in pasta

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