31 marzo 2011

Gruffalo Years

La mia amica Giovanna una volta mi chiese se Luigi possedesse un libro del Gruffalo.
Io le risposi chiedendo: "No, ma cos'è un Gruffalo?".
"Come??!!" lei mi ha risposto, "non sai che cosa è un Gruffalo?! Mi sa che glielo dovrò regalare io quel libro!".
Antefatto: la zia Giò vive da molti anni con la sua famiglia a Londra e credo frequenti assiduamente le librerie della città. Però si è dimenticata di regalare a Luigi il libro del Gruffalo.
A farlo ci ha pensato la sua mamma, spinta dalla curiosità dopo aver letto l'articolo pubblicato lo scorso gennaio su The Economist intitolato The Gruffalo Years. Tralascio i risvolti legati alla politica inglese e alla giovane età di chi la gestisce (tanto per poi non dovermi lamentare di chi gestisce quella nostrana), e riporto la bella descrizione di cosa siano questi famigerati "anni del Gruffalo":
"For millions of middle-class Britons they are perhaps best described as the Gruffalo years: an innocent interlude stretching from birth to a child’s ninth birthday or so. Barring tragedies, children in these years inhabit a sheltered, more benign world—and fortunate parents enjoy visiting rights. With luck, outside horrors can be kept at bay. Parents are not yet embarrassing, and a bedtime book is still a treat: the Gruffalo, a dimwitted monster, is a particular British hit. It is an age before tests turn brutal, when a child’s life still shines with potential. Time enough for failure later".

Mi ha affascinato questa descrizione dell'infanzia, età in cui tutto è ancora un potenziale e frustrazioni e fallimenti sono ancora a venire. Ma non solo, un'età in cui ogni bambino si costruisce la propria "mitologia", legata al suo vissuto quotidiano e all'ambiente in cui è calato, mentre vive inconsapevolmente la sua personale "età dell'oro". Mi è venuto in mente Cesare Pavere, quello de La luna e i falò e non solo, che considerava l'infanzia un'età pre-razionale in cui ciascuno di noi, nel bene e nel male, si crea la mitologia (favole, verità, affetti, sensazioni, visioni...) che lo accompagnerà per tutta la vita. Lo so, sto andando lontano rispetto al punto di partenza, ma è bello pensare che Bianca e Luigi stiano vivendo i loro Gruffalo Years.

25 marzo 2011

Littleelo e i consigli alle future mamme

Sul blog dei passeggini PegPerego, Littleelo detta le sue pillole di saggezza per future mamme.
Quella di cui vado più orgogliosa? Quella tratta dal manuale di B. Spock: "Rilassatevi e godetevi vostro figlio… Vostro figlio è nato per essere un individuo ragionevole e socievole, anche se talvolta esigente. Non abbiate paura di amarlo e di godervelo: ogni neonato ha bisogno di sorrisi, parole, gioco, coccole quanto di vitamine e di calorie."

21 marzo 2011

Non lasciarmi

Difficilmente potrei trovare un libro più straziante di questo di Kazuo Ishiguro. L'ho letto la scorsa estate, non senza un senso profondo di malinconia misto ad angoscia.
La trama è fantascientifica, ma come in tutti i grandi libri di fantascienza si allude ad una condizione umana presente o non così lontana. I protagonisti sono dei giovani "cloni", creati in provetta per produrre organi di ricambio agli umani "veri". La verità emerge lentamente, mentre si racconta dell'infanzia e dell'adolescenza (età le cui descrizioni - se magistrali come quella di Ishiguro - di per sé evocano sempre incanto, stupore e nostalgia) di tre di loro.
A ospitarli è un singolare istituto, con altrettanto singolari docenti e una direttrice del cui ruolo si capirà solo alla fine l'importanza. Quando i tre giovani crescono, vanno verso il loro destino senza tentare di scansarlo, docili e rassegnati alla missione per cui sono stati creati; anche se l'istinto alla vita e soprattutto all'amore è in loro altrettanto naturale e vero che negli umani, da cui di fatto nulla li differenzia.

Scoprire casualmente che è in uscita il film tratto dal romanzo ha riportato in me tutte le sensazioni provate mentre leggevo. Non credo proprio che andrò a vederlo, potrei piangere straziata per tutta la durata della pellicola. Soprattutto dopo aver letto un'intervista all'autore, che ha rivelato di aver descritto nel libro una metafora della condizione umana: "Il film è triste perché è una metafora della condizione di tutti... Al pubblico che si chiede: che senso ha vivere così, io rispondo: che senso ha vivere in generale, allora."
Eppure il libro è bellissimo e se il film sapesse minimamente ricreare qualcosa di altrettanto vero e umano varrebbe la pena di essere visto.

10 marzo 2011

Dove comprare un gelato a Bergamo il mercoledì sera

Sono una bergamasca piuttosto distratta. Non frequento molto la mia città, non compro il quotidiano locale, seguo poco le vicende cittadine, partecipo ancora di meno.

Mercoledì sera, ore 8.45: scatta la voglia di gelato. Luigi è già in pigiama, io inizio a corteggiarlo: "Vuoi il gelato, che gusto, coppa o cono...?". Lui entusiasta accoglie l'idea (non mi delude mai!), quindi esco di casa alla ricerca di una vaschetta di gelato.
Non vado neppure alla gelateria più vicina (Gelateria in Galleria) tanto so già che il mercoledì sera è chiusa. Mi aspetto che la sua diretta concorrente in via XX Settembre (Twice) sia aperta, e invece no: chiusa (con che logica poi?).
Risalgo via Sant'Alessandro: Frigidarium sarà pur aperto! La vetrina è accesa, entro, ma vengo ricacciata fuori: "Stiamo solo facendo dei lavori, non serviamo gelato". Chiuso.

Non demordo, come posso tornare a casa senza gelato dopo che ho instillato in Luigi la voglia di mangiare un cono al fiordilatte?
Mi spingo in solitaria fino al Sentierone (incontro in tutto quattro persone). Lì c'è il monumento della pasticceria bergamasca, Balzer. Non ci posso credere: chiuso, così come il vecchio Nazionale (oggi BarCode).
E ora? Illuminazione! In Viale Vittorio Emanuele c'è una gelateria, Surya, (una volta si chiamava Rubis), facile da raggiungere e che mi consentirebbe un rientro veloce a casa. Ci arrivo e ancora una volta la delusione: è chiusa.
Ultima chance: scendere un po' più sotto per arrivare fino a Grom. Evviva: è aperto!
Le poche persone che sono in giro per la città sono lì, siamo in tre e compriamo una vaschetta di gelato ciascuno. Poi usciamo furtivi con il nostro pacchetino in mano, ci dirigiamo velocemente verso un'auto o un'abitazione, svelti, senza fermarci o guardarci molto in giro.

Conclusione: io sarò una bergamasca noiosa, Bergamo però la sera è davvero una "città morta" (quante volte l'ho sentita questa! adesso ci credo davvero).

4 marzo 2011

Elogio del puré

Oggi ho postato sulla mia pagina FB uno stato di lamentela: i miei figli non mangiano il puré, per quanto io lo prepari con patate lesse, latte fresco e un po' di parmigiano grattugiato.
Dai commenti che gli amici hanno lasciato sotto questo messaggio ho capito che invece gli adulti amano il puré: alcuni lo fanno profumandolo con la noce moscata, qualcuna ci aggiunge la panna, altri addirittura esprimono pareri entusiastici sul puré in busta Pfanni (questo mi pare eccessivo, per quanto anche io ne tenga delle buste in dispensa: tanto non mangiano neppure quello).

Comunque ho scopreto che anche altri bambini non amano il puré. Ma come è possibile? E' buonissimo, facile da mangiare, si accompagna a carne, formaggi, tonno... Forse è l'aspetto che non convince i bambini, in effetti forma e colore non sono dei più invitanti quando lo servi nel piatto. Comunque io periodicamente tornerò a proporre il puré ai miei bambini e se non lo mangeranno, pazienza, lo faremo fuori io e Cesare e se avanza... polpette di patate!
Intanto, ecco una ricetta del puré (o anche purea di patate). In effetti si insaporisce un po' come si vuole: burro, panna, noce moscata, parmigiano...

2 marzo 2011

Look! A book!

L'ultima creazione di Bob Staake, illustratore di 50 libri (The Donut Chef, Hello Robots, The Red Lemon, etc...), si chiama Look! A Book! Tra mille dettagli e creature si cercano gli oggetti smarriti nelle tavole colorate e affollate. Non conoscevo questo illustratore, ma farò di tutto per avere almeno questo libro!


via ohdeedoh.com
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