18 dicembre 2011

Barbie e i nostri figli

Barbie in noi mamme di figlie femmine suscita sentimenti contrastanti (leggi qui e qui). Madre anche io di una bambina, riconosco un certo disagio nel propinare a mia figlia duenne la bellissima bambola, figuriamoci ora che è diventata attrice consumata di una serie di ormai 10 film.
Da bambina ho amato moltisssimo Barbie, ammetto di averci giocato fino ai 12 anni. L'ho acconciata in ogni modo (compresi permanenti e tagli a caschetto), l'ho vestita con tutto ciò che mi passava per le mani, compresi i calzini bucati impossibili da rammendare, le carte dell'uovo di Pasqua e i ritagli di stoffa della zia sarta. Eppure, ho provato un certo disagio quando mio padre si è presentato la scorsa primavera con una Barbie in dono per Bianca.
Un modello così iperfemminilizzato di bambola, perdipiù così ostentatamente consumista, così corrispondente agli stereotipi della biondona... non era certo questa la prima bambola che avevo pensato per Bianca. Forse anche perché, sotto sotto, imputo proprio a lei il senso di sconfitta che ancora oggi, arrivata ai 40 anni, provo per certi inarrivabili stacchi di coscia. E poi, seriamente, in tempi in cui l'informazione ci martella sull'allarmante crescita di malattie come anoressia e bulimia, una madre di figlia femmina ben se ne guarda dal proporle modelli estetici inarrivabili come quelli.
Per cui mi sono sentita rassicurata quando Bianca, lungi dal subire il fascino della bionda spilungona sempre in punta di piedi e con il trucco perfetto tatuato, ha preferito impugnarla come una clava e ramazzare polveri e pavimenti.

23 novembre 2011

Mamme Cattivissime? La madre perfetta non esiste

Una riflessione sulla maternità di questi tempi è d'obbligo. E' evidente che le donne, il modo di procreare e il ruolo delle madri sono cambiati molto negli ultimi decenni. Chi dice in meglio chi dice in peggio, ma innegabilmente sono cambiati. Uno dice: i figli si fanno sempre nello stesso modo. Non è più vero neanche questo: si possono fare con inseminazione artificiale e con le tecniche in vitro, si possono fare da sole (accedendo alle banche del seme) e, come ci ricorda la filosofa francese Elisabeth Badinter, si può anche decidere di non farli.
Ho letto il libro: Mamme Cattivissime? La madre perfetta non esiste. La Badinter è anche sociologa, femminista in quegli anni che noi della nostra generazione abbiamo vissuto nel pancione o tra i banchi dell'asilo. Siamo anzi le cosiddette figlie, quelle che - lei sostiene -  negli anni '90 hanno tradito molte delle conquiste fatte dalle madri negli anni 70.

22 novembre 2011

Ancora sullo sposarsi

Ho già parlato del modo particolare di Luigi di intendere il matrimonio.
Ieri mi ha datto un saggio ulteriore della sua rarefazione riguardo al tema.

Usciamo dall'asilo, un amichetto di Bianca (coetaneo) la saluta, lei saluta lui. Luigi osserva e poi inizia a cantilenare: "La Bianca si namora di Sergio, la Bianca si namora di Sergio...". Poi si corregge: "No, la Bianca vuole sposare te mamma, ti è sempre appiccicata".
A questo punto domando: "E tu chi vuoi sposare?"
Risposta: "Io voglio sposare il signor cielo " (per essere spiritoso ultimamente Luigi appella indistintamente cose e persone Signora o Signore). E precisa: "Salgo con una mongolfiera in cielo e poi le nuvole mi abbracciano". A me quest'immagine ha molto colpito, mi è sembrata... poetica! Però aspettiamo ulteriori sviluppi :-)

21 novembre 2011

Due candeline anche per Bianca

Domenica abbiamo festeggiato il secondo compleanno di Bianca. Una merenda anche quest'anno in famiglia e l'atmosfera era molto prenatalizia. Per il prossimo compleanno prometto che sfodereremo palloncini, tovaglioli coordinati a piattini Winnie the Pooh e orde di bambini festanti. Per quest'anno è stato bello anche così!


16 novembre 2011

Quando la notte... a Gressoney


Vedere il trailer del film Quando la notte è stato per me un colpo a tradimento. Non solo per l'argomento trattato, ovvero la solitudine delle mamme alle prese con le difficoltà della maternità, ma anche per l'ambientazione. Cristina Comencini, la regista, partendo dal romanzo da lei stessa scritto racconta di una donna (interpretata dall'attrice Claudia Pandolfi) che si isola con il piccolo figlio in montagna (che nel libro sono le Dolomiti, ma che in realtà sono in molte scene quelle della Catena del Rosa in Valle d'Aosta) e qui sperimenta il lato oscuro della maternità, quello che nessuno ama raccontare: la parte depressiva e talvolta distruttiva.
Non ho visto il film, le critiche in Rete ne sconsigliano la visione. Ma la profondità dell'argomento trattato unita alle immagini della bellissima valle di Gressoney (ben riconoscibile in questo video) hanno su di me un forte potere evocativo. Ho frequentato la valle del Lys per anni, direi decenni, e l'ho sempre trovata di una bellezza austera, a volte tetra. Vedere scene forti come quelle del trailer ambientate in su panorami e sentieri, che sono state sullo sfondo della mia adolescenza e giovinezza (sigh), ha sollevato un mix di sentimenti, dalla nostalgia per luoghi e tempi passati alla consapevolezza di essere diventata madre, nella sua complessità.
Dicono che il film dalla metà in poi scivoli nel melò, ma onore alla Comencini per aver portato sul grande schermo un tema come quello della maternità al giorno d'oggi, aldilà di stereotipi più o meno patinati. E grazie anche alle vette alpine, che ben simboleggiano la bellezza, ma anche la solitudine e la durezza di certi momenti della vita delle mamme.

13 novembre 2011

Zhu Zhu Pets: Alla ricerca di Zhu

Viene davvero da chiedersi: "Ma come facevo a non sapere che esistevano gli Zhu Zhu Pets!?"
Insieme al dvd Alla ricerca di Zhu nel pacco Universal di questo mese è arrivato a tradimento anche un cricetino giocattolo, che nonstante i suoi colori fluo (rosa e arancione) si muove e squittisce più di uno vero: incompresibile per me come si faccia a spegnerlo, Bianca invece ha subito capito come fare per accenderlo (e lasciarcelo di notte nel letto!).
Si tratta di uno dei giochi campione di vendita dell'anno passato, gioco che era totalemente sfuggito alla mia attenzione. Dal successo dei pupazzetti al film il passo è stato breve!
Lo ammetto, mai avrei comprato ai miei figli un cricetino Zhu Zhu Pets ne' tantomeno i vari accessori che lo accompagnano (tunnel, ruote, casette ecc.)... ma il film ci è piaciuto molto!
La storia è avventurosa: la cricetina Pipsqueak (fuggita di casa dopo un litigio con la sua padroncina, un po' come succede a Woody con Andy in Toys Story 2) e i suoi nuovi amici Chunk, Num Nums e Mr. Squiggles partono alla ricerca del Palazzo di Zhu, luogo nel Zhuniverso dove "i sogni diventano realtà". Lo trovano, ma scoprono presto che è tenuto in scacco dalla terribile Mezhula, inquietante creatura mezzo donna e mezzo serpente. Il finale è prevedibile, ma il ritmo della narrazione e una colonna sonora "in stile musical" tengono attenti fino alla fine adulti e bambini. I buoni sentimenti scorrono a volontà, primo su tutti quello dell'amicizia, tra criceti e tra criceti e umani. La grafica è accurata e anche questo è importante!

La scena che più ci ha divertiti? Quella dell'inseguimento sulla neve, quando i criceti surfano con la tavola sulla valanga inseguiti da un gigantesco Yeti: Luigi ne era davvero entusista!

Liberi dalla meningite

Il Comitato nazionale contro la meningite è un'associazione formata in Italia da persone direttamente o indirettamente colpite dalla malattia, nata con l’obiettivo di assicurare alle generazioni a venire un futuro “libero dalla meningite”. Ha deciso di coinvolgere le mamme blogger per diffondere la propria esistenza e le sue ragioni d'essere e per questo ho pubblico un post dedicato a loro.
La meningite è una malattia di cui si sa poco, considerata rara da alcuni, ma di cui spesso si sente parlare sui media. Questo gruppo di persone che ha avuto a che fare con la malattia, a volte con esiti tragici, vuole ora farsi ascoltare da più gente possibile, in particolare alle mamme, per raccontare cosa è la meningite, cosa è capace di fare ai nostri figli, e soprattutto per dire loro la cosa più importante: che la meningite si può prevenire. Ecco il video che stanno diffondendo:


9 novembre 2011

Ancora Ed Emberley: Fingerprint Drawing Book

Apprezzo moltissimo il lavoro dell'illustratore americano Ed Emberly, come già avevo scritto qui. Ho scovato questa immagine, che già da sola ti spiega come divertirsi utilizzando la pittura con le mani e un pennarello a punta fine :-)

Source: weibo.com via Elisa on Pinterest

2 novembre 2011

Pina Topolina (Maisy)

Non so come mai dei tre dvd che abbiamo ricevuto a casa in virtù della mia partecipazione al Mamma Blogger Club, il primo ad essere visto sia stato Pina Topolina, in originale Maisy.
E' stato questa mattina, durante il rito dell'aerosol, che abbiamo guardato tutti insieme Pina Topolina (siamo in fase broncospasmi, tossi, catarri, raffreddori... e immagino che se mi state leggendo possiate capire cosa significa far stare attaccato per 5-10 minuti un bambino di due anni all'apparecchietto!) .

Bianca (2 anni) è durata il tempo dell'aerosol, ma è stata molto attenta almeno al primo dei nove episodi in cui si articola il dvd. Del resto anche questo cartone animato, consigliato per bambini dagli 0 ai 4 anni, è attentamente studiato per piacere ai più piccoli: colori monocromatici spesso primari, movimenti lenti, staticità degli sfondi e ripetitività delle azioni; gli oggetti che Pina e i suoi amici utilizzano fanno tutti parte del quotidiano dei bambini e sono quindi facilmente riconoscibili.

A stupirmi è stata invece l'attenzione di Luigi, durata fino alla fine del dvd. Uno dei temi che ricorre negli episodi è quello dei numeri; mi sono detta che forse la semplicità con cui sono utilzzati e presentati poteva averlo coinvolto, visto che con i suoi 4 anni e mezzo sta iniziando a conoscerli e a usarli con un minimo di competenza. In realtà, quando, dopo aver spento il televisore, gli ho chiesto come mai gli fosse piaciuto tanto un dvd per bambini piccoli, mi ha risposto: "Mi fa stare tranquillo!". Dunque ho potuto concludere che Pina Topolina oltre a intrattenere positivamente i bambini ha un occulto potere sedativo (e non è poco!) e non ho avuto nulla da ridire quando la sera Luigi mi ha chiesto di rivederne qualche episodio.

Anche a me comunque piace questo cartone animato (e infatti molto prima del dvd in casa era apparso un libricino di Pina): la grafica è molto accurata nella sua semplicità e i vari personaggi (la topolina, ma anche il coccodrillo, il pulcino, l'elefante ecc.) sono adorabili. Probabilmente a questa età i piccoli hanno bisogno di personaggi animati positivi e rassicuranti e Maisy e i suoi amici lo sono davvero.

29 ottobre 2011

Slim Belly, il cordone ombelicale con la cyclette

Oggi ho ricominciato ad andare in palestra. Me lo ripromettevo da un po' (circa un anno e mezzo), ma non mi decidevo. Allora ci ha pensato Cesare, che mi ha regalato un abbonamento di sei mesi alla palestra sotto casa, quella per sole donne (quanti messaggi subliminali potrei trovare?)
Ho fatto il mio ingresso abbastanza tranquilla, le receptionist e le istruttrici erano quasi tutte le stesse di quando avevo abbandonato. In assetto da battaglia (tuta, scarpe da ginnastica e maglietta bianca MomCamp!) ho cominciato i miei circuiti seguita dalla gentile Daniela che rispolverava i miei ricordi su muscoli addominali, glutei, bicipiti ecc. Fino a qui, dunque, niente di nuovo.

E' stato quando Daniela mi ha messo sulle cyclette del circuito sugli attrezzi cardiofitness che ho realizzato una bizzarra novità: le mie vicine, diversamente da me, erano tutte collegate alle loro macchine con due tubicini rossi. Il tubo partiva dalle loro pance, collegato a una cintura piuttosto alta, e terminava sotto il manubrio o le impugnature degli attrezzi (cyclette, scale, ellittici ecc.). La cosa mi incuriosiva parecchio, mi chiedevo quale miracolo i tubicini e le pancere potessoro sortire sulle pance delle mie vicine, e allo stesso tempo non potevo non pensare al film Matrix, a quando il protagonista Nemo viene scollegato dal tubo che da dietro la nuca lo collega con il mondo virtuale, ovvero dalla matrice, per tornare nella realtà (!)

A quel punto mi sono informata e le mie due vicine mi hanno subito spiegato che si tratta del programma Slim Belly. La cintura in vita si gonfia a intermittenza e si scalda, esercitando un massaggio e riattivando la circolazione proprio nella zona critica tra girovita e girofianchi. Questo garantisce una diminuzione sorprendente delle due circonferenze nel giro di quattro settimane (non mi hanno riferito se nel frattempo stavano anche a dieta). Insomma, anche qui un collegamento con la realtà virtuale sembra esserci!

A questo punto, soddisfatta la mia curosità, ci siamo messe a chiacchierare amabilmente tutte e tre (in una palestra per sole donne l'intensità delle chicchiere è notevole) e per caso (ma neanche troppo) abbiamo scoperto di essere tutte e tre mamme (che la mia maglietta le avesse insospettite?): figli al nido e alla materna, lavoro poco flessibile e telelavoro, maternità troppo lunghe e quindi debilitanti... insomma, i classici argomenti da mamme ci hanno intrattenute durante tutto il tempo necessario per il circuito cardiofitness.
A me però questa immagine dello Slim Belly ha continuato a girare per la testa anche quando sono uscita dalla palestra. Non potevo non pensare a queste due simpatiche mamme che da poco hanno tagliato i cordoni ombelicali con i loro figli nel vero senso della parola, che ora lo ricollegano (metaforicamente) a una cyclette per tornare in forma post maternità e intanto parlano a tutto spiano dei loro figli. Mi piace la palestra per sole donne!

26 ottobre 2011

Mi piace camminare (Mamma green)

Non mi sento per niente una mamma bio - lungi da me comprare prodotti biologici, medicine omeopatiche e simili - piuttosto credo di avvicinarmi al modello di mamma green. Non per l'impiego di pannolini lavabili (che sinceramente mi pento di non aver mai usato, solo per pigrizia) o la preferenza per materiali biodegradabili e di riciclo, quanto per l'attenzione che pongo in alcuni gesti quotidiani che mi aiutano a rispettare un po' di più l'ambiente: come togliere dalle prese le spine degli elettrodomestici in stand by, sprecare un po' meno acqua e gas, spegnere le luci nelle stanze dove non c'è nessuno... piccoli gesti, che, dicono, possono fare molto se compiuti da molti e con perseveranza. Comunque piccole cose. Mi radicalizzo come mamma green solo su una sola cosa: ho detto no a un'auto di mia proprietà.
Mi è sempre piaciuto guidare, ho guidato tanto, ma da quando vivo nei centri cittadini (prima Milano e ora Bergamo) mi sono detta che basta, che la macchina è un lusso inutile, ingiustificato (quasi un fastidio tra parcheggi e traffico) e antiecologico. Nei centri cittadini ci sono infatti i servizi, le aree pedonali e le ciclabili... insomma, si può vivere senza auto, con maggiore beneficio di tutta la comunità. E se ne può fare uno stile di vita.
Non avere un'auto di tua proprietà implica tre cose: usi di più i mezzi pubblici, la bicicletta e... le tue gambe. E anche se qualcuno ti presta la sua auto quando proprio non ne puoi fare a meno, la devi comunque andare a recuperare con una passeggita o salendo su un mezzo pubblico.

A me piace molto camminare e sto tentando di passare questo piacere ai miei figli. Ci sono molti vantaggi nel percorrere un tragitto a piedi anzichè su un mezzo motorizzato:
- ti muovi e bruci calorie,
- non inquini (magra consolazione quando intorno a te bruciano caldaie condominiali, decollano aerei ogni due minuti e al tuo fianco procedono motori rombanti... ma tant'è, qualcuno deve pur comiciare!),
- rallenti i ritmi, sai che ci metterai di più, ma non hai lo stress di code, incidenti e ingorghi: sai quando parti e quando arrivi,
- ti guardi intorno e osservi molto di più e questa è una cosa preziosa se sei in giro con i bambini. Se cerchi di camminare in zone che non siano le tangenziali cittadine, puoi passare attraverso un parco, incrociare persone di vecchia conoscenza, osservare i monumenti, fermarti a raccogliere le castagne nelle aiuole, leggere i manifesti e scoprire cosa succede nella città...
- riscopri il vero significato delle condizioni meteo: se piove ti bagni, se nevica cammini nella neve, se c'è il ghiaccio scivoli, se fa caldo cerchi il lato della strada all'ombra... vuoi mettere!
E poi il cervello ti funziona meglio!
Nel suo libro, il neuroscienziato John Medina parlando dell'evoluzione umana dice che "il nostro formidabile cervello non si è sviluppato mentre oziavamo o stavamo fermi, bensì mentre facevamo esercizio fisico". Ovvero camminavamo e camminavamo, dai 10 ai 20 chilometri al giorno per cercare cibo, migliori condizioni di vita ecc. E così da primitivi siamo diventati sapiens.
E io non posso che dargli ragione: le migliori idee mi vengono sempre passeggiando, camminando, muovendomi. Mai quando sto seduta di fronte a un computer ;-)

19 ottobre 2011

Giochiamo allo Yoga

Ho comprato il libro Giochiamo allo yoga (di Claudia Porta, la blogger di La casa nella prateria) più per mia curiosità che per i miei figli. Mi avevano sollecitato le recensioni in Rete e mi attraeva molto la grafica della copertina (di Marghanita Hughes, come tutte le illustrazioni all'interno). E invece è stata una bella sorpresa anche per Bianca e Luigi.

In particolar modo Luigi ha subito tentato di riprodurre le posizioni delle illustrazioni, una dopo l'altra, ovviamente a suo modo e con l'impazienza tipica dei bambini. Ma non ha desistito! Bianca ha sfogliato con noi il libro e ha tentato anche di scimiottare il fratello, che inscenava la figura del Grande Albero, appoggiando un piedino all'interno del ginocchio. E ha dato il meglio di sé con la posizione del Bambino Felice.

Ottima l'idea di associare alla successione delle posizioni yoga una narrazione, che ha per protagonisti un bambino e due bambine (che poi altri non sono che i figli dell'autrice). Infatti la lettura del viaggio immaginario di Leonardo e Gloria (ma anche della piccolissima Chiara), che di volta in volta impersonano i personaggi incontrati lungo il cammino (il gatto, il cane, la farfalla, l'aquila, il leone, il serpente, la Sfinge...), ha rappresentato per noi il "secondo tempo", dopo il primo più fisico e divertente. Non escludo, che a un secondo "utilizzo" del libro, riusciremo ad abbinare lettura ed esercizio.

A completare il testo e le illustrazioni, alcune pagine dedicate ai genitori, anche a quelli come me totalmente digiuni di yoga. Che di fatto ti fanno venir voglia di dedicare un po' più di tempo per scoprire questa disciplina.

15 ottobre 2011

Odio Google Plus!

Non so se ve ne siete accorti, ma in questo blog circa un terzo delle immagini sono scomparse.
Questo ad oggi, perché fino a una settiamana fa erano scomparse tutte. Quando l'ho realizzato ho avuto un attimo di profondo sconforto. Pensavo che il fatto di vedere delle immagini nere con un triangolo e un punto esclamativo bianco al posto delle mie belle fotine (frutto di selezione, montaggi e ricerche) fosse solo una crisi momentanea di Blogger.
Quando ho visto che il problema persisteva mi sono decisa a frequentare il blog di assistenza di Blogger. Leggi, leggi, scrivi, scrivi... scopro che il problema si era presentato ad altri lo scorso gennaio. Tutte le risposte fornite dagli assistenti consigliavano di prendere visione dell'album delle foto del blog che si trova su Picasa. Ecco, io non lo sapevo di avere un account Picasa e di avere su quell'utenza un album che raccoglie tutte le foto del mio blog. Lo ammetto, sono un'utente molto superficiale e distratta, e questa cosa proprio mi era sfuggita: quando fai l'upload di una foto per il tuo blog Blogger, non fai altro che caricarla in quell'album Picasa e richiamarla da lì nel post.
Quindi mi sono decisa ad aprire Picasa e a guardare cosa ci fosse nel nel mio album/blog: niente, o meglio 5 foto, quelle degli ultimi cinque post! Panico, se le immagini - ho pensato - non sono nemmeno lì... vuol dire che non torneranno mai nel blog!
Così mi è sovvenuto l'arcano. Una sera di due settimane fa, mentre come spesso capita navigavo in rete dopo aver messo a letto i bambini, mi sono detta: "Ma guarda questo Google Plus, diamogli un'occhiata tanto per".
Sono entrata nel mio profilo (è talmente facile, lo vedi a partire dalla pagina di ricerca di Google non so quante volte al giorno) e ho sbirciato chi già c'era degli amici. Poi ho aperto i miei album di foto e ho scoperto che lì c'erano tutte le foto pubblicate sul mio blog. Messe lì così non dicevano nulla, non mi piacevano, per cui... le ho cancellate! Non sapevo certo che le stavo cancellando dal mio album su Picasa e soprattutto dal mio blog :-(

E ora? Sto pazientemente tentando di recuperare vecchie foto e immagini, la maggior parte ovviamente non sono mai state salvate in una cartellina apposita... Sarà un lungo lavoro, molti post temo rimarranno sguarniti di foto, piuttosto che vederli messi lì con un buco nero con un punto esclamativo in mezzo.
Grrrr, che rabbia Google Plus!

PS: Scrivo dopo aver caricato circa una cinquantina di vecchie immagini

14 ottobre 2011

Una sorpresa golosa

Se Philadelphia ti fa arrivare a casa uno scatolone enorme, e dentro allo scatolone c'è un cestino e dentro al cestino c'è una borsa termica e dentro alla borsa termica c'è, insieme alle mattonelle gelate, una scatoletta di Philadelphia Milka e Philadelphia ti chiede di assaggiarla e poi di dire se ti è piaciuta sul tuo blog, e se così - a metà mattina - ti trovi con una scatoletta di Philadelphia Milka nel frigorifero...  tu che fai? non l'assaggi??
E se dopo che ne hai mangiata mezza, dai un occhio alle calorie e decidi che è meglio smetterla, che fai, non dici che é buona??

11 ottobre 2011

La torta al cioccolato fondente

Ultimamente non sperimento più in cucina, il che significa che è già tanto se riesco a mettere insieme di tanto in tanto qualche vecchia ricetta. I bambini, almeno i miei, sono noiosi a tavola, abitudinari e poco propensi a sperimentare.
Mercoledì scorso una cara amica da Roma, Simona, ci ha fatto visita e si è fermata con noi a cena. Il menù non è stato niente di fenomenale: torta salata radicchio e provola e risotto con funghi porcini essiccati. Lei però si è presentata con una torta deliziosa, al cioccolato, acquistata presso la pasticceria-gelateria La Pasqualina di Bergamo, una delle mie mete preferite per colazioni e pause pranzo.
La torta era davvero buona, anche Simona ne era entusiasta. Quindi le ho pormesso che le avrei mandato al più presto la ricetta di una torta al cioccolato molto simile per consistenza e sapore, torta che fino a qualche tempo fa era un mio cavallo di battaglia culinario. La ricetta mi è stata passata dalla mia vecchia coinquilina di Milano, parliamo dunque di ere geologiche fa (!), e forse anche per questo le sono molto affezionata. Eccola.


Ingredienti
200 gr di cioccolato fondente in tavoletta - 150 gr di burro - 150 gr di zucchero a velo - 4 uova - 1 o 2 cucchiai di fecola - 1 bustina di vanillina
Esecuzione
Montare i tuorli con lo zucchero a velo, la fecola e la vanillina setacciate, fino a che l'impasto "scrive". Sciogliere nel frattempo il burro con il cioccolato a bagno maria e poi unirlo all'impasto. Montare poi gli albumi a neve e incorporarli all'impasto delicatamente, utilizzando un cucchiaio di legno e girandolo sempre nello stesso verso.
Infornare a 180 ° per 40 minuti (o poco di più). Servire la torta spolverizzandola con un po' di zucchero a velo. Riesce quasi sempre bene!

10 ottobre 2011

Inside Job

Sabato sera ho visto il film Inside Job. Proposta tra gli eventi nel programma di Bergamoscienza 2011, alla proiezione in sala è seguito un dibattito. Oratore di punta: il giornalista economico Massimo Mucchetti. In anteprima a Bergamo, organizzata in collaborazione con Lab80, il film di Charles Ferguson ha ottenuto il premio Oscar come miglior documentario del 2010. Dunque una cosa seria.
Non sto a riferire nel dettaglio di cosa parla il film, troppo complicato. Lo scopo è quello di spiegare come si sia arrivati negli Stati Uniti alla crisi finanziaria del 2008, crisi che dal mondo della finanza è rapidamente passata a molta parte della società civile e produttiva americana, con effetti drammatici su stato occupazionale, immobiliare e previdenziale delle persone. E poi al resto del mondo.
Rispetto alla prima volta in cui sentii Milena Gabanelli raccontare in una puntata di Report del 2007 di derivati, cartolarizzazioni e indebitamento di Enti, Province e Comuni italiani che si erano esposti con contratti di finanza derivata (a proposito, scrive oggi S. Rizzo sul Corriere Economia, che le perdite ammontano a 885 milioni euro!), mi sembra di avere capito di più dei meccanismi perversi che sono stati messi in moto a partire dalla deregolamentazione del mercato finanziario americano. Deregolamentazione resa possibile da una connivenza neanche poi troppo sotterranea tra potere economico e potere politico negli Stati Uniti. E da una commistione di incarichi tra pubblico (ad alti livelli nell'amministrazione pubblica) e privato (ad alto livello in banche e assicurazioni) che non può non far sospettare qualche conflitto di interessi.


Le mie personali considerazioni, su crisi e film:
- l'avidità è stata una causa scatenante della crisi finanziaria. Un brutto male, ma non capisco perché nel documentario si voglia far passare gli ultravidi anche per viziosi e depravati, addetti sfrenati a cocaina e prostitute d'alto bordo (ops, escort!).
- una volta, un proverbio inglese diceva: "The bigger they are, the harder they fall". Ecco, si vede che i tempi sono proprio cambiati, perché tante persone che hanno avuto compensi e tornaconti daverro big, di fatto sono caduti in modo molto soft. Nonostante l'entità dei danni provocati.
- è evidente che il settore non si regolamenta da sé. Le regole vanno imposte. Ma da chi? Gli enti sovranazionali hanno abbastanza potere? No.
- non ricordo più bene quale, ma uno degli intervistati ha suggerito: "Se non capisci di cosa si tratta e come funziona, evita di utilizzare un prodotto finanziario". Mi sembra una buona regola.
- il film si chiude sulla situazione politica americana del 2010, su Obama e soprattutto sul suo staff di governo, troppo debole e coinvolto con la precedente amministrazione per dettare regole forti ai mercati finanziari.
- si esce dalla sala di proiezione abbastanza avviliti e pessimisti sul futuro. Fortunatamente al termine di proiezione e dibattito, ci aspettavano le bancarelle di golosità del mondo allineate sul Sentierone. E con un bratwurst ci siamo tirati su di morale.

Per approfondire: Inside Job, un Oscar da mani in pasta

7 ottobre 2011

Il corso di disostruzione pediatrica

L'estate scorsa lo avevo perso per un pelo. Lo organizzava il nostro asilo, ma noi eravamo in vacanza al mare. Oggi mi ha scritto un caro amico volontario della Croce Rossa, che imperterrito mi segnala da anni l'iniziativa ricorrente nella nostra provincia, e coerentemente mi ha invitata a seguire la lezione interattiva di disostruzione pediatrica che si terrà presso l'Auditorium di Rosciate (Bergamo) venerdì 14 ottobre dalle ore 20.00 alle 22.00. Per partecipare è necessario iscriversi, ma è facilissimo, basta compilare qui.

E così questa volta mi sono iscritta! Cosa mi ha persuasa?
Il fatto che il caro vecchio amico abbia fatto leva esattamente su quello che è il pensiero di noi mamme quando vediamo in giro le locandine per i corsi di disostruzione pediatrica: "Oddio e se capitasse a me?" E così ha allegato astutamente alla mail le testimonianze di due mamme che hanno seguito il corso e che si sono trovate a mettere in pratica le mosse apprese. Una delle due madri nel descriversi mi fotografa perfettamente:

"Si leggono tante notizie sul giornale e se ne vedono altrettante alla televisione relative a bambini che muoiono per soffocamento, ma dopo un brivido ed un pensiero triste, fa troppa paura soffermarsi a riflettere 'e se fosse successo al mio bambino io cosa avrei potuto fare?'… e così si pensa ad altro"

Vero, verissimo, è quello che faccio io, esattamente in quella sequenza. Senonché quella mamma si è trovata a dover praticare le mosse di disostruzione sul suo piccolo e, stupendo anche se stessa, ha scoperto di ricordare tutte le indicazioni riferite tempo prima durante il corso e di poterle applicare con efficacia.
E' così che mi sono convinta e senza pensarci sono entrata nel sito e mi sono iscritta. E anche se venerdì sarà una giornata dura (avrò i pittori in casa!) e so già che prima di uscire di casa penserò "Ma chi me lo ha fatto fare..." so che ho fatto la cosa giusta.

5 ottobre 2011

Super Persone e figli migliori

Mi è capitato all'inizio della settimana di leggere questo articolo di Maria Laura Rodotà (la seguo spesso, sul Corriere e su Io Donna). In poche parole: la giornalista italiana, che ha figli adolescenti di cui spesso ci parla, legge il giorno prima sul New York Times un articolo di James Atlas, scrittore, giornalista, editore e genitore. E' colpita dalla definizione di Super Person, da lui utilizzata per descrive i figli dell'alta borghesia americana (e non solo) che, avendone i mezzi, si formano e studiano come pazzi, raggiungono risultati eccellenti in molte e diversissime discipline (dalla musica allo sport) e che, seppur molto giovani, hanno curricula da paura che consentiranno loro di entrare nelle università più blasonate del Paese. E di base si fa la stessa domanda che si pone il giornalista americano: "La nostra società competitiva in modo isterico, ossessionata dalle lauree, ha davvero superato se stessa nel suo instancabile sforzo di produrre dei vincitori con abilità fuori misura?"
Ovviamente, a tutta questa follia contribuiscono "madri ossessionate da risultati scolastici e test di ammissione fin dalle medie", che producono piccoli mostri preadolescenti, poi adolescenti.

Come madre preoccupata o quantomeno interessata al futuro dei propri figli, non ho potuto non riflettere su quanto letto. Per prima sento l'impulso di formare i miei figli, anche attraverso delle esperienze strutturate. Credo infatti che senso del dovere, disciplina e perseveranza siano dei valori positivi e che si possano insegnare ai figli attraverso lo sport, la scuola, la passione per un hobby che li coinvolge particolarmente. Coltivare in modo approfondito una o più discipline mi fa ben sperare che li aiuterà a non essere superficiali, a non sfiorare le cose e basta,  ma a soffermarsi su di esse.
Forse sono ingenua a crederlo (ma del resto sono o non sono un po' vintage?), ma credo che i valori sopracitati possano in futuro guidarli nello studio, nel lavoro, nella vita sentimentale... E lo ammetto, spero che i miei figli un domani abbiano un curriculum rispettabile.
Dall'altra parte però non disdegno i suggerimenti dei "genitori slow", che incitano a non stressare i i figli con mille attività quotidiane, a non dettare loro un'agenda che neanche un manager della Procter&Gamble, a non soffocarli con aspettative sproporzionate alla loro età e alle loro effettive potenzialità. Che significa poi, banalmente, rispettare la loro esigenza di riposo e le loro vere attitudini, oltre che lasciare spazio al famoso ozio creativo, passaggio quasi-obbligato per stimolare la fantasia, lo spirito critico e la riflessione.

Mi dibatto tra i due estremi. Mi ripeto che l'esempio quotidiano dei genitori può più di ogni corso, che su alcune cose non mollo ma che su altre sì, che per certe esperienze serve la giusta età, che gli stimoli vanno dati comunque ma senza esagerare, che bisogna ascoltarli e poi incitarli... E intanto mi cruccio per aver ceduto sul corso di nuoto e ancora mi chiedo: ho fatto bene o no a darla vinta a Luigi, permettendogli di decidere di non frequentarlo?

30 settembre 2011

BergamoScienza 2011, anche per i più picoli


BergamoScienza è una manifestazione coinvolgente, interessante e dai propositi davvero nobili. Leggo sul sito dell'evento che il fine ultimo dell'Associazione è:
"mantenere vivo l'interesse della cittadinanza per tutto ciò che riguarda la scienza, la tecnologia, lo sviluppo di nuove idee e la creatività, per favorire una 'cultura dello sviluppo' basata sulla conoscenza, sull’indipendenza culturale e sulle pari opportunità."
La IX edizione prende il via domani e si concluderà il 16 ottobre. Proprio per le sue finalità divulgative, la manifestazione punta molto ai giovani, agli studenti delle scuole elementari, medie e superiori. La risensibilizzazione alla cultura scientifica, di fatto bistrattata negli ultimi decenni nel nostro Paese, è di certo una strada obbligata per uscire dall'attuale impasse economica e culturale. E portare i giovani su questa strada vuol dire aiutarli a trovare significativi percorsi di crescita non solo personali ma anche professionali.
Condividendo appieno questi intenti e desiderosa che i miei figli intraprendano quella strada, mi sono informata presso gli organizzatori dell'evento su quali siano le iniziative adatte anche ai più piccoli, ovvero ai bambini non esattamente in età scolare (poiché, leggendo il programma, mi sembra di capire che il visitatore di BergamoScienza debba avere almeno 6 anni). Ecco, tra mostre, laboratori ed eventi, quelle che mi hanno segnalato:
Almeno alle prime due credo che parteciperemo!

27 settembre 2011

Hop

Su invito di Jolanda ho iniziato a far parte di Universal Blog Club, iniziativa cui prendono parte diverse mamme per recensire film di animazione. In pratica, ti arrivano a casa dei dvd in target bambini, tu li guardi con i tuoi figli e  poi li recensisci sul tuo blog.
Ieri sera finalmente ho convinto Luigi a vedere Hop, il primo film arrivato. Era da qualche giorno che se ne stava incartato sullo scaffale, ma non attraeva la sua attenzione. E anche io ero un po' titubante, perché la commistione di personaggi reali e animati, già sperimentata con l'Orso Yoghi, non ci aveva convinto. E invece è andata meglio.
Le scene iniziali per una chocoholic come me sono deliziose. La fabbrica delle uova di cioccolato (che si trova sull'Isola di Pasqua!), con i coniglietti in catena di montaggio e le montagne di dolcetti, sono lo sfondo della prima parte del film, quando conosciamo Cipì, il protagonista, il coniglietto ribelle. Predestinato a divenire il successore del Coniglio Pasquale che consegna le uova di Pasqua a tutti i bambini (tradizione un po' estranea ai nostri figli), preferisce fuggire dalla fabbrica per inseguire i suoi sogni: diventare un batterista.
Arriva dunque nel mondo reale (che poi è Hollywood, per cui proprio così reale non è), dove incontra Fred, un giovane umano a sua volta alla ricerca di uno scopo nella vita: trovare un lavoro e una strada che lo realizzi.
Il finale è a sorpresa: è Fred il predestinato a diventare il Coniglio Pasquale!

Non so se mio figlio si sia immedesimato in questi due giovani alla ricerca di sé, ma credo di no, è un po' troppo presto (ha solo 4 anni e mezzo). In compenso io mi sono un po' vista nei due padri che premono per vedere i figli realizzati a modo loro. In particolare quando il Coniglio Pasquale definisce la passione di Cipi per la batteria un hobby, ho sorriso: mi toglie praticamente le parole di bocca, se immagino uno dei miei figli che tra 15 anni mi comunica che ha deciso di iscriversi a corsi di laurea come lettere o filosofia (sì, perché i miei figli andranno inappellabilemente all'università!).
Comunque Hop rimane un film per bambini, a cui mi pare di capire piaccia per le fattezze del coniglietto, la trama serrata, la musica "da grandi" ma orecchiabile e il fascino delle uova di cioccolato. Quanto ai grandi, che il film tenta di coinvolgere con qualche trovata ad hoc (citazioni da altri film e il cameo di David Hassehoff che interpreta se stesso), alla fine sorridono. Ma i tormenti di Ratatouille, il piccolo topo chef alla ricerca della sua identità (professionale ed esistenziale), sono lontani!

26 settembre 2011

Il corso di nuoto: insistere o mollare?

Venerdì sera Luigi ha iniziato il corso di nuoto presso la piscina Siloe di Bergamo. L'ambiente non gli è sconosciuto, anzi lo ha già frequentato con i compagni dell'asilo all'inizio dell'anno per un corso di acquaticità. Premetto che Luigi non galleggia, ma si muove tranquillamente in acqua con i braccioli. Con questo corso di nuoto, della durata di 14 lezioni, l'obiettivo è che impari a stare a galla e a fare il famoso cagnolino.
Non ho sponsorizzato troppo la cosa nei giorni precedenti al via, insomma, non ho tentato di vendere a Luigi il corso di nuoto come la cosa più bella del mondo. E forse lì ho sbagliato.
Venerdì pomeriggio alle 17.30, dunque, lo accompagno in piscina: è la nostra prima volta, Luigi è sempre stato accompagnato o dal padre o dalle maestre dell'asilo.
Il dramma comicia negli spogliatoi: non vuole mettere il costume, e una volta in costume, non vuole uscire dallo spogliatoio.
Ottenuto che venga a vedere che cosa fanno i bambini là fuori, si siede con me sull'appoggio dove stanno tutte le mamme in attesa che i figli escano dall'acqua.
Verso le 17.50 riesco a convincerlo a sedere a bordo vasca, insieme (non vi dico come sono uscita da questa esperienza!), e a mettere i piedi in acqua. tento di mollarlo lì verso le 17.55, ma mi rincorre prontamente in lacrime.
Alle 18.05 si convince non so come a entrare. La maestra lo accoglie con un galleggiante e io finalmente mi siedo tra le altre mamme.
Alle 18.15 Luigi rischia di affogare. La maestra alle prese con un'altra bambina strillante non vede che Luigi ha perso di mano il galleggiante. Lo vedo annaspare, per fortuna interviene la maestra del corso a fianco. Luigi piange, ma io impassibile mi dico che in fin dei conti a tutti è capitato di andare sott'acqua.
Alle 18.20 finisce la lezione. Luigi non piange, è di un umore abbastanza perplesso, mi dice che è affogato. E che non vuole più fare il corso di nuoto.

Tento di essere conciliante, di socializzare con il coordinatore dei corsi e di farcelo amico, Luigi abbozza anche un sorriso. Ma è irremovibile: "non voglio più venire!".
E ora io che faccio? Ai miei tempi anche a me non piaceva fare i corsi di nuoto, ma avevo qualche anno in più.
Tengo duro e forzo un po' la mano (rischiando che alla fine odii il nuoto) oppure mollo tutto, rischiando, come mamma Tigre docet, di generare il lui senso di fallimento e insicurezza?
Ho ancora qualche giorno per meditare, speriamo che la settimana porti consiglio.

25 settembre 2011

Le mamme al MomCamp

Me lo sono goduta questo MomCamp, ho seguito molti interventi, ho rivisto amiche e conosciuto altre mamme e blogger. Soprattutto mi è piaciuta l'atmosfera di questa manifestazione, che per coinvolgere davvero le mamme ha fatto in modo che potessero arrivare con i figli al seguito e per qualche ora delegarne la cura a baby sitter e bravi papà.
Molti gli interventi, tra quelli che più ho apprezzato quello di MammaFelice che ha parlato del mestiere di blogger: lei chiaramente ci mette tutta se stessa, per lei è davvero un lavoro e questo si vede. E nelle sue slide ci dà degli utili suggerimenti in caso volessimo fare sul serio.
Belli gli interventi di chi richiama le madri anche sul fronte dell'impegno e del sociale: in questo senso ho molto apprezzato l'invito di Yeni Belqis a usare il volontariato come strumento educativo per i nostri figli.
Molte hanno poi condiviso iniziative in rete di cui sono promotrici, a conferma del fatto che tante mamme si devono reinventare una vita professionale dopo la matenità e che molte ce la fanno, proprio attraverso la rete e i loro blog.
Cosa mi ha impressionato di più? La consapevolezza, il senso critico e la propositività di tante di queste (mamme) blogger. Altro che ricettine, pannolini, consigli per gli acquisti e lamentele: ho visto donne a tutto tondo, toste, agguerrite e traboccanti di personalità. Come dire: alla riscossa! Citando anche Silvia di Genitori crescono: "Noi siamo mamme OGM perché siamo mamme che stanno cambiando!"
Ecco qualche foto:
Machedavvero (alias Chiara Santamaria) ai banchetti per lasciare il materiale informativo all'esterno della sala.
Elena Crestanello intervistat da Veronica Viganò per Mammeinradio
La merenda a base di crepes!
Ed eco qualche link che parla del MomCamp:
La rivoluzione delle mamme 2.0 - Corriere Milano
MomCamp, una giornata non basta
Quel che resta della Social Media Week

23 settembre 2011

MomCamp!

E' venerdì, già si pensa all'organizzazione del week end. Io domani sarò assente da casa e sola soletta me ne vado al MomCamp, a Milano.
Volendo potrei portare Bianca e Luigi (ci sono le tate ad accoglierli), ma voglio potermi godere il mio primo MomCamp da cima a fondo in tranquillità.
Rivedrò di certo qualche amica blogger e chissà che finalemente non riesca a dare un volto a tanti nick di mamme che seguo in Rete!

22 settembre 2011

Si sono sposati


Da quando Luigi ha iniziato a parlare con una buona proprietà di linguaggio è diventato molto interessante chiacchierare con lui o semplicemente affiancarlo e ascoltarlo nel corso delle sue attività preferite.
Per esempio, mentre guarda i dvd dei suoi film animati, se gli siedi accanto, attacca a commentare ciò che vede. E così ho scoperto che cosa significa per lui sposarsi.
Nel film Ratatouille a un certo punto il protagonista Linguini bacia con trasporto la cuoca Colette (peraltro armata di spray antiagressioni). E' qui che Luigi, avendo vicino sia me sia il nonno, si è sentito in dovere di spiegargli: "Ecco nonno, adesso si sono sposati". Il nonno ha sorriso e ringraziato per l'informazione.
Insomma, un uomo e una donna che si baciano per lui si stanno sposando. Impegnativa come interpretazione, ma molto bello che la pensi così!

20 settembre 2011

Omaggio a Walter Bonatti

Walter Bonatti è morto il 13 settembre. Domani Vanity Fair gli dedica questa copertina. Una scelta bellissima, che magari farà conoscere ancora a più persone questo grande alpinista, viaggiatore, scrittore.
Mi sono appassionata alla figura di Bonatti quando decisi di compilare la mia tesina per l'esame di giornalismo proprio sulla famosa "querelle" sorta dopo l'ascesa e la conquista della vetta del K2 (1954) tra lui, Compagnoni e Lacedelli. Mi sono letta i suoi (e quelli dei suoi compagni d'impresa) libri sulla vicenda, ho letto incredula di come Bonatti (con le attrezzature degli anni '50) sia potuto sopravvivere a una notte di bufera di neve all'addiaccio, a 8000 metri di altezza, nel niente più assoluto. Mi ha persuaso e convinta quando ha continuato a battersi perché anche il CAI riconoscesse la verità su quell'ascesa.
Un uomo tutto d'un pezzo, una figura che su di me - che amo la montagna, la sua grandezza e l'umiltà che ti impone - esercita anche oggi senso di rispetto e ammirazione. E di questi tempi non è poco.

Il tunnel per bambini

Un regalo inaspettato, molto apprezzato! Anche come cuccia per nascondere i giochi:

11 settembre 2011

Retro-marketing per bambini

Uso un po' impropriamente il termine retro-marketing, soprattutto nell'associarlo all'infanzia: infatti di cosa possono avere nostalgia i bambini?! Lo uso riferendomi a quel fenomeno per cui nei reparti di abbigliamento, giochi e cartoleria per i piccoli è tutto un dilagare di personaggi e animazioni che erano tanto cari a noi genitori quando eravamo bambini. Per noi intendo mamme e papà nati intorno e negli anni '70 e che hanno visto al cinema i film animati di Walt Disney e in televisione i primi cartoni animati. E che oggi hanno figli tra gli 0 e 10 anni.
Tralascio l'invasione di Hello Kitty, un vero incubo, che infesta ogni accessorio e giocattolo per bambine (e non solo) dagli 0 anni in poi. Io ormai detesto la gattina, la vorrei morta.
Da circa due anni sono risorti i Barbapapà. Dopo la riedizione in 30 dvd (editore DeAgostini) della prima e seconda serie (in tutto 150 episodi), i Barbapapà sono comparsi su astucci, quaderni, libri, album da colorare e giornalini. Luigi è stato un grande fan, soprattutto di Barbaforte, tra i 2 e i 4 anni. Ora sta passando libri e dvd a Bianca.
Dopo i Barbapapà è stata la volta di alcuni personaggi dei vecchissimi film Disney: Crudelia De Mon della carica dei 101 (1961) e i sette nani di Biancaneve (1937, non sapevo che fosse così vecchio questo film!): eccoli comparire circa lo scorso anno come sempre su articoli di cartoleria e felpe. In questo caso, si strizza l'occhio anche ai nonni.
Al cinema quest'estate mi sono sciroppata una riedizione mezzo animato in grafica computerizzata e mezzo dal vivo de l'Orso Yoghi, che però non è piaciuto né a me né a Luigi.
Infine, facendo in questi giorni la spesa al Billa ho scoperto che è la volta dei Puffi, che stanno per essere rilanciati da un film come quello sopra. Non è dunque un caso che di recente avessi visto nei negozi le solite felpe e magliette che li ritraggono. (Cosa centra il supermercato Billa? Facendo la spesa si ricevono in omaggio le figurine del nuovo film dei Puffi. L'album si compra a parte alla cassa).

Non c'è dubbio, trovo tutti questi personaggi animati molto carini: ma è ovvio, a me possono suscitare nostalgia e quindi desiderio di rivederli.
Quindi, alla fine, io tutto questo revival me lo spiego così: visto che la mano al portafoglio ce la mettono mamma e papà, perché non far leva oltre che sull'immaginario dei piccoli anche sui genitori e sulla loro nostalgia per l'infanzia perduta?!
Oppure, altre spiegazione plausibile, c'è una crisi creativa che porta a rispolverare a man bassa eroi e beniamini del secolo scorso. Ma io non ci credo. Credo più alla prima che ho detto.

7 settembre 2011

Io l'avevo detto che quelli nati in novembre hanno un brutto carattere

In un mio post precedente (Perché si dice che i nati sotto il segno dello Scorpione abbiano un carattere più difficile) sostenevo che i nati in novembre hanno mediamente una personalità più complessa e lo legavo alla sfavorevole situazione climatica, l'inverno, in cui vivono i loro primi mesi di vita. Oggi addirittura scopro che sono dei potenziali serial killer!
Mah! Questo articolo del Corriere sulle possibili correlazioni tra mese di nascita e attitudini professionali mi lascia un po' perplessa.

12 agosto 2011

Gita al rifugio Vajolet e poi fino a Passo Principe

Una gita per camminare davvero, senza bambini e in compagnia di una coppia di amici allenatissimi. Alla fine anche io ce l'ho fatta e sono arrivata fino a Passo Principe, con partenza dal rifugio Ciampedie e tappa al rifugio Vajolet. Ecco le foto, mi sono concentrata anche questa volta sulla freschezza dei bucati stesi questa volta sopra i 2000 m.!

Rifugio Vajolet, 2243 m.

Paesaggio con opera d'arte sempre a Passo Principe

9 agosto 2011

Il bucato di montagna

Fare il bucato a Varena è un piacere per una che come me ha aspirazioni da casalinga vintage. Sarà l'acqua, sarà il sole, sarà l'aria... ma qui i panni lavati e asciutti hanno un altro aspetto e un altro profumo. Il vero merito credo sia nell'asciugatura sui fili tesi in giardino: biancheria, tovaglie e lenzuola sventolano al vento in mattinata, si ritirano a sera fresche, candide e praticamente già stirate. Una meraviglia!

Rosengarten "Fish-eye"

Un fish-eye molto artigianale per immortalare la nostra gita al Ciampedie, sotto il Rosengarten (clicca se vuoi ingrandire).

6 agosto 2011

Le forre del Travignolo nel Parco Naturale di Paneveggio

Altro sentiero tematico, altra passeggiata.Questa volta la meta è stato il Parco Naturale di Paneveggio (a Predazzo si svolta in direzione Passo Rolle anziché proseguire per Moena), per visitare prima la riserva dei Cervi e poi per percorrere il sentiero Marciò, percorso naturalsistico molto segnalato e accessibile anche ai passeggini. Ad attrarci i passaggi sulle forre del Travignolo, con il ponte coperto e quello "a passerella". Il primo ponte ha una parte della pavimentazione in vetro, in modo tale che sotto i piedi si vedano i salti dell'acqua del torrente. Il secondo è fatto di assi di legno, cavi in acciaio e reti ed è molto alto rispetto ai salti d'acqua sottostanti: questo ponte ondeggiante ci è piaciuto moltissimo :-)
Lungo il sentiero ci sono poi punti di osservazione della vegetazione e della fauna, con simpatici giochi per indovinare le tracce degli animali.
Posso garantire che anche il bambino più recidivo alla camminata arriverà fino in fondo: tempo di percorrenza 40 minuti.




2 agosto 2011

Il percorso sensoriale a Gardoné

Questa mattina abbiamo preso la cabinovia a Predazzo, diretti al Latemar. Da opuscoli e volantini diffusi in valle avevamo capito che in località Gardoné si dovevano concentrare parecchie iniziative per bambini e famiglie. Ed infatti l'impressione era corretta. Scesi dalla cabinovia ai nostri occhi una specie di Gardaland (esagero, anche perché non ci sono mai stata!), ma davvero c'è parecchio tra divertimenti, attività, sentieri tematici e laboratori (consulta qui il sito).
Dopo pranzo la mamma pedagoga che è in me ha avuto il sopravvento e tutti e quattro, lasciato il parco dei divertimenti alle nostre spalle, ci siamo inoltrati sul percorso del Pastore Distratto, un anello in mezzo al bosco disseminato di oggetti "dimenticati" dal suddetto pastore, oggetti che i bambini possono individuare o sperimentare (ci sono anche due opere in legno con cui possono giocare).
Alla fine di questo sentiero tematico, con una deviazione di pochi metri, si arriva al percorso sensoriale. Si tratta di un breve tratto di sentiero da percorrere a piedi nudi, per sperimentare le sensazioni tattili che diversi materiali (tutti provenienti dal bosco) possono regalare alle nostre estremità inferiori: tronchi, cortecce, pigne, sassi, foglie di pino, acqua gelida... e al termine un fontanile presidiato da uno gnomo, che alle sue spalle ha una suggestiva cascatella.
Luigi ha apprezzato molto il pecorso (Bianca invece se la dormiva) e la gita ha avuto un esito positivo, almeno per noi: come vedete dalla foto sotto non c'era esattamente la ressa per sperimentare le sensazioni del bosco sotto i piedi!







1 agosto 2011

We Too Were Children, Mr Berrie

E' stato grazie a questo articolo sul Post di oggi che ho scoperto questo verticalissimo blog: We Too Were Children, Mr Berrie. Sottotitolo: Being a Compendium of Children’s Books by Twentieth Century “Adult” Authors Currently Out of Print.
Una bellezza per me, che amo leggere i libri per bambini con l'aria un po' vintage e meglio se divertenti non solo per i miei figli. Il blogger Ariel S. Winter è andato alla scoperta dei romanzieri famosi che hanno firmato anche libri per ragazzi: Aldous Huxley, Virginia Woolf, Eugene Ionesco, Graham Green (cito quelli che conosco ma ce ne sono moltissimi altri) e anche artisti come Andy Wharol, che con stile ben lontano da quello che lo ha reso famoso negli anni '50, illustrava libri per bambini.
Ad affascinarmi, ovviamente, anche le illustrazioni. Winter (che probabilmente è un gran collezionista di libri per ragazzi del secolo scorso) infatti scannerizza le immagini e le pubblica sul blog, dando così giusta enfasi al lavoro degli illustratori che collaboravano con i grandi romanzieri.
E navigare nel blog è un vero piacere.

Illustrazione di Etienne Delessert per il libro Story 2 di Eugene Ionesco (via We Too Were Children, Mr. Barrie)

24 luglio 2011

Quando le mamme tagliano i capelli ai figli

Venerdì pomeriggio, dopo giorni e giorni che mi ripormettevo di portare Luigi dal parrucchiere, ho deciso di intervenire io. Armata di forbici ci siamo seduti su una panchina in giardino e ho iniziato  a tagliargli i capelli. All'inizio ho tentato di essere professionale: utilizzando il pettine per dividere le ciocche per il lungo, tenendole tra le dita tese e tagliandole in verticale (insomma, come mi sembra facciano i parrucchieri veri). Nel giro di due minuti ho però realizzato che: non gli avevo neppure bagnato i capelli, Luigi non ne voleva sapere di stare fermo e la forbice tagliava malissimo.Tutte scuse per giustificare il fatto che a un certo punto ho iniziato a tagliare "a sentimento", senza più pettine, ciocche, scriminature ecc.?
Alla fine ho mostrato il risultato a mia madre, ancora ignara di quello che stava succedendo in giardino: lei ha apprezzato, ma io mi sono sentita un po' in colpa per le varie sforbiciate che si riconoscevano nella capigliatura di Luigi. Nonostante l'effetto generale mi piacesse, ho deciso di portarlo dal parrucchiere di Daiano per regolarizzare il tutto. L'ho supplicato di non accorciare troppo, ma evidentemente per sistemare il mio taglio lui, molto scrupoloso e preciso, ha dovuto infierire.
Ecco il prima, il mio taglio e quello "daianese":



Quale preferite? A me piaceva molto nella fase incolta, ma ormai lui poverino iniziava a lamentarsi per il caldo e il fastidio. Cesare lo preferisce ovviamente con i capelli corti, io invece con il taglio intermedio. Quasi quasi era meglio non avere sensi di colpa.

17 luglio 2011

Un forte in giardino

Ecco il mini forte che il nonno ha realizzato per Luigi e Bianca nel giardino di Varena.
Ha avuto per aiutante Luigi, ma il più entusiasta era decisamente lui. Ha tagliato rami di albero e spago per un po' di giorni, li ha martellati nell'erba (prima opportunamente accorciata con le forbici da giardino), disegnato bandiere e annodato e intrecciato. Ora mancano solo i soldatini e gli indiani!

10 luglio 2011

Estate a Varena


Merenda a ciglio strada nel viaggio per arrivare in Val di Fiemme

Ce l'abbiamo fatta! Siamo arrivati a Varena, dove trascorreremo i mesi di luglio e agosto. Memore infatti del caldo soffocante dello scorso anno, per quest'estate mi sono attrezzata e con i bambini trascorreremo qui l'estate. Ho dovuto però superare qualche scoglio prima di arrivare, da qui l'entusiasmo dell'esordio di questo post.

Punto Uno: non essendo più a casa in maternità, ma telelavorante, ho dovuto accertarmi che in questa casa funzionasse una stabile connessione Internet. La cosa non è stata semplicissima, dal momento che le varie chiavette internet non prendono a Varena. Come si è risolto il problama: il vicino di casa ci ha gentilmente concesso di agganciarci alla sua rete :-)

Punto Secondo: dovendo lavorare con una certa continuità almeno alla mattina, ho bisogno di qualcuno che mi aiuti con i pargoli. Mia mamma si è "data volontaria", e visto che la casa in cui villeggiamo è loro, si è trasferita anche lei qui. Mio padre pendola con i suoi impegni di lavoro da Varena, così spesso la sera è qui con noi.

Punto Terzo: arrivando qui con mia madre, siè risolto il problema auto. Non essendo io infatti automunita e non essendo Cesare qui con noi, mi posso appoggiare su di lei.

Di fatto la partenza è stata epica: caricata la macchina all'inverosimile, legati i bambini ai seggiolini, siamo partite io e mia madre alla volta della Val di Fiemme. Per fotuna niente intoppi in autostrada: Bianca ha dormito, Luigi si è intrattenuto con fiabe sonore e playlist canore. Il bello è arrivato ai primi tornanti, con i primi strilli e le prime minacce di vomiti (di qui la scelta di un'estemporanea merenda a ciglio starda).
Poi finalmente l'arrivo: la casa fresca, le stanze da aprire, l'erba alta in giardino e tante borse e valige da scaricare.

7 luglio 2011

Herpes Zoster

Siamo tornati da Punta Ala con questa "bella" novità: una macchia sulla schiena di Bianca, piuttosto allungata e rossa. Poi nei giorni seguenti ne è comparsa una seconda e sulla prima sono spuntate delle vescicole. Ho pensato si trattasse di punture di un insetto, forse incrociato alla festa dell'asilo la domenica prima, al maneggio. Poi, col passare dei giorni, le dimesioni della macchia si sono fatte preoccupanti e quindi è stato necessario ricorrere alla Pediatra, al telefono piuttosto perplessa, ma alla fine rassegnata a visitare Bianca. Verdetto: herpes zoester.
Come è possibile? Semplice, Bianca ha contratto la varicella prima dei dodici mesi di vita e in forma piuttosto lieve. Un caso da manuale, quindi, la sua ricaduta quando è stata, presumibilmente due o tre settimane prima, a contatto con un bambino "a pois". Ma la ricaduta non avviene nella varicella, bensì nell'herpes zoster, altrimenti detto Fuoco di Sant'Antonio.

Per fortuna nei bambini l'herpes zoester non è doloroso né fastidioso. Un po' meno divertente per i genitori la somministrzione dell'antivirale 4 volte al dì per una settimana. Gli orari consigliati: 9, 15, 21, 3. Sì, avete letto bene: per sette notti abbiamo puntato la sveglia e "ci" siamo alzati nel cuore della notte per dosare l'antivirale e somministrarlo a Bianca. Che per fortuna si sorbiva da una siringa la medicina senza svegliarsi.

29 giugno 2011

Country Ranch di Levate (BG)

La festa di fine anno dell'asilo questa volta non si è tenuta in sede. La nostra direttrice ha organizzato una scampagnata al Country Ranch di Levate (Bergamo), dove la maggior parte dei bambini medi e mezzani le scorse settimane aveva seguito un corso di avvicinamento dolce al cavallo.
In questo maneggio, infatti, oltre ai cavalli di taglia normale per chi desidera cavalcare, ci sono anche i pony, utilizzati per i corsi dei più piccoli. I bambini imparano ad accarazzare i pony, a nutrirli, a strigliarli e poi , piano piano, anche a salirgli in groppa. L'attrezzatura (paraschiena e caschetto) viene fornita dal ranch.

Ho apprezzato molto queste iniziative, sia il corso (che credo abbia aiutato un poco Luigi a superare la sua diffidenza verso il mondo animale) sia la festa di fine anno al maneggio.
Arrivati di buon ora la domenica mattina, i bambini hanno avuto tempo di intrattenersi e montare sui pony e dopo una piccola recita sotto gli alberi (ci voleva pure un piccolo tributo ai genitori!), ci siamo spostati tutti su una tavolata sotto un frutteto di susini. Qui ogni famiglia ha tirato fuori borse termiche o sacche di cibarie per il pic nic; i bambini sono stati entusiasti, hanno mangiato sui tavolini predisposti per loro e poi giocato tra l'orto e il frutteto.


28 giugno 2011

Vacanza a Punta Ala


Ombrelloni, sdraio e lettini, un bagno "classico" a Punta Ala
Bianca e Luigi scoprono il pedalò
Merenda in giardino al Renaione
Campi di girasole tra Follonica e Punta Ala
A Follonica, a casa di amici, in una "baracca sul mare"
Ci è piaciuta molto la nostra vacanza al mare. Non conoscevamo per nulla la zona di Punta Ala ed è stata una bella scoperta. Abbiamo alloggiato in un residence (Il Renaione) in mezzo al verde e alla pineta. Tanto mare, belle giornate di sole e cielo terso, il piacere di rivedere degli amici dopo tanto tempo e... la riappacificazione (mia e di Cesare) con la "vita da spiaggia" (grazie a Luigi, che sembra adorarla!).
Sono posti a misura di bambino? Secondo me sì, non tanto per lo sforzo dei gestori locali (no fasciatoi nei bagni, no seggioloni, pochi anche nei ristoranti, no baby menù, parchi giochi striminziti), ma per la tranquillità e la pace che regnano (almeno nel mese di giugno): le macchine non transitano nella strada che accede al mare, la pineta è folta e abitata da cinghiali, i profumi sono forti e ti colpiscono appena arrivi. Insomma, una bella esperienza per i bimbi di città.



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