29 novembre 2010

La casalinga perfetta

Non traete subito delle conclusioni sbagliate! Non voglio trasformarmi in una casalinga full time, ma la figura della perfetta padrona di casa esercita da sempre su di me un grande fascino.
In questo blog sono tornata spesso sull'argomento. In passato ho parlato di Una casa perfetta e della mia dedizione all'Enciclopedia delle donne, dei miei tentativi hand made, di qualche prova in cucina, e sugli scaffali della libreria annovero titoli come "Il piacere della casa" di Irma D'Aria, "Domestic Bliss" di Rita Konig, "Space Clearing" di Karen Kingston... Qualcuno, in malafede, potrebbe evidenziare una contraddizione con altri titoli proposti sempre in questo blog, ma vi assicuro che non c'è. Non è detto che collezionare canovacci da cucina faccia automaticamente di te una nostalgica prefemminista!

Insomma, mi gratifica occuparmi della casa in modo "ludico", ovvero evitando il più possibile di lavare vetri e pavimenti o stirare decine di camicie, per dedicarmi ad attività come: la profumazione di cassetti e armadi, l'acquisto di tessili per il bagno, il wallcovering, il gardening da balcone... Attività che mi attraggano ma che alla fin fine ad oggi ho praticato poco: la scusa è sempre stata la mancanza di tempo.

La lunga premessa per dire che visto la pecurialità del periodo, mio e dell'anno, mi vorrei dedicare con attenzione e dispendio di tempo alla ricerca (oltre ovviamente di un lavoro)... di decorazioni natalizie per casa e balcone. E mi metterò alla prova anche con il fai da te.
Stay tuned!

21 novembre 2010

1 candelina anche per Bianca

Piccola festa di compleanno anche per Bianca. Chissà lei cosa ha realizzato, tra nonni, zie, cuginetti e candeline accese sulla torta? La mia impressione, però, è che si sia divertita.
Nella foto: con la zia spegne ben due candeline (Luigi ha messo probabilmente alla prova le capacità della sorella di contare, lei ha raccolto la sfida e ha tentato di spegnerle, invano)

19 novembre 2010

Sono una statistica vivente - 2

In postazione al pc
Circa due anni fa scrivevo questo post, affaticata e scoraggiata dopo il rientro al lavoro dalla prima maternità. Allora scoprivo di riassumere in me tutte le sfighe delle "Grande oppressa dalla società maschilista italiana" e iniziavo a vacillare.

Oggi scopro di essere esponente di un altro preoccupante trend che riguarda le mamme italiane: "il 27% delle donne occupate lascia il lavoro dopo la nascita del primo figlio. E nel 90% dei casi la motivazione principale dell’abbandono del lavoro è legata proprio alle esigenze di cura dei figli... e spesso il rientro è particolarmente critico" (da una ricerca di Manageritalia che ha elaborato dati diffusi dall'Istat e dall'Isfol). In effetti, presso gli uffici dell'Ispettorato del Lavoro di Milano mi è stato detto che dall'inizio dell'anno sono già più di 2000 le madri che hanno firmato lì le dimissioni (e sono solo quelle che lo fanno entro l'anno di vita del bambino).

Io abbandono dopo il secondo figlio: il rientro è stato critico e la cura di due figli non si può fare nei ritagli di tempo. Questa volta però non vacillo, anzi sono sollevata e fiduciosa nella exit strategy.
Certo che però, quei numeri, sono anche un po' una sconfitta.

5 novembre 2010

Sta zitta sii bella

Ovvero, "Perché l'Italia di oggi offende le donne". Una collega mi ha prestato questo libro di Michela Marzano invitandomi a leggerlo. Me ne aveva parlato qualche giorno fa e il fatto che lo abbia portato in ufficio senza che io ne facessi richiesta forse è l'atto che suggella la lettura di questo breve saggio: fare passaparola. Invitando le amiche, colleghe, sorelle a opporre resistenza al trend negativo che riguarda lo stato dei diritti e più in generale lo stile di vita delle donne italiane.
Non posso che condividere quello che scrive questa giovane (classe 1970) filosofa che ovviamente insegna e lavora fuori dall'Italia (a Parigi). Non entro nel merito delle sue analisi e osservazioni su diritti civili, percezione del corpo femminile, maternità, discriminazioni varie . Riferisco solo che alla lettura di ogni paragrafo non posso fare a meno di pensare a Bianca e a quello che la attende. Per lei auspico qualcosa di meno avvilente di ciò che viviamo noi nella quotidianità, ma soprattutto spero non subisca il condizionamento dei modelli femminili in auge. Io intanto, anche per il suo bene, inviterò quante più amiche a leggere questo libro.

1 novembre 2010

I bambini usano l'ironia già a 4 anni?

Ricordo poco dei miei studi universitari, del resto sono passati quasi vent'anni dal mio primo esame. Si trattava del corso di Pedagogia, docente Susanna Mantovani. Non ricordo il tema del corso monografico, forse riguardava Piaget. Mi è sempre rimasta impressa invece la faccenda dell'incapacità dei bambini di cogliere il vero significato di frasi e discorsi in cui si usano ironia e sarcasmo. Di fatto un bambino non sarebbe in grado, fino ai 10 anni, di capire una battuta ironica e rimarrebbe disorientato da affermazioni che per lui vanno intese solo nel loro senso letterale. Di qui l'oppurtunità di evitare tale registri comunicativi.
Oggi su Repubblica viene pubblicato questo articolo, dove si cita una ricerca canadese che sembra smentire quanto detto sopra: "I bambini ci guardano, e ci prendono in giro, usando sapientemente un bagaglio che a tre anni arriva a mille diverse parole, e di lì in poi viaggia velocissimamente e continua a evolvere in espressioni, sfumature, capacità di interazione". Tuttavia, pare che non tutti i piccoli siano in grado di inviare correttamente messaggi ironici/scherzosi, ma che solo alcuni abbiano questo "dono", in relazione anche all'intelligenza personale e all'ambiente nel quale crescono.
A sostegno di questa tesi la giornalista Vera Schiavazzi porta anche "l'esperienza concreta che viaggia sui blog per sole mamme", nei quali - si sa - le prodezze verbali dei piccini la fanno da padrone. Per poi conclude che forse "esiste una proporzione tra le esagerazioni verbali dei genitori e quelle dei figli".

Io non sono molto persuasa delle conclusioni di questo studio. Mi sembra di capire che alla fin fine i piccoli "scimiottano" i grandi che vivono con loro e quindi possono scherzare o ripetere in modo opportuno battute di cui però non capiscono a fondo il significato. L'esperienza personale a me dice che poi i bambini rimangono sostanzialmente incapaci di recepire correttamente affermazioni o osservazioni ironiche e, peggio, sarcastiche.
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