1 maggio 2010

Mariastella, che beatitudine!

"E' proprio come dicono. Uno stato di beatitudine che dà una forza incredibile, che non conoscevo. Ti senti più forte di prima". Le dichiarazioni appena rilasciate dal ministro Mariastella Gelmini nell'intervista a Io Donna di oggi proprio non mi vanno giù. Tralascio l'affermazione: "stare a casa dopo il parto? Lo giudico un privilegio" (anni di battaglie che se ne vanno in fumo, senza peraltro alcun accenno alla situazione pietosa dei servizi per l'infanzia nel nostro Paese e alla ancor più deprimente situazione dell'occupazione femminile).
Ma sulla retorica della beatitudine di essere madre invece non posso non innervosirmi. E' vero, avere dei figli è forse l'esperienza più totalizzante e completa della vita, insieme alle sensazioni che si vivono e alla profondità dei sentimenti in gioco. Ma perché tacere su tutto il resto, ovvero la quotidianità concreta fatta anche di momenti critici, a volte di sconforto altre di affaticamento? Perché tornare indietro di cent'anni nella visione della maternità, negandole la sua complessità? Ci sono ormai molti modi in cui le donne decidono di vivere il momento della nascita di un figlio, alcune addirittura rivendicano il diritto di non desiderarlo, altre predicano la liberazione dai figli scimpanzé e altre analizzano senza retorica la solitudine delle madri nella società di adesso.
A me la risposta che viene è che affermazioni come quelle sopra si fanno quando non si vive fino in fondo la maternità (negandosi così di capirla) e quando se ne delegano gli aspetti più prosaici. Quando insomma, non si vive la maternità per quel cataclisma che inevitabilmente è.

1 commento:

Anonimo ha detto...
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