21 novembre 2008

Luigi tiranno, mammite sospetta

In queste settimane mi sento vittima delle richieste di attenzione sempre più incalzanti da parte di Luigi. C'è chi dice che si chiama "mammite", ovvero una sorta di compensazione del tempo che tu non passi con lui, ma io sospetto che ci sia di mezzo anche qualcosa che inizia a somigliare ai capricci.

Ora mi dovrò documentare. Sento che la risposta la potrebbe dare Asha Phillips, per placare i sensi di colpa se invece di accoglierlo amorosamente in braccio mentre cucino la cena, lo inviterò a giocare con i suoi giochini nei pressi del divano.

In ogni caso il pressing serale di Luigi è estenuante, sono certa che esiste un'alternativa. Tutto sta a trovarla.

13 novembre 2008

Quando piove

Ero quasi tentata di trovare affascinante questo tempo piovoso, perché rendeva le nostre città più mitteleuropee... poi questa sera ho cambiato idea.

Quando sono uscita dall'ufficio ho scoperto che piovigginava e che avevo dimenticato l'ombrellino portatile sotto la scrivania.
Quando sono arrivata in Stazione Centrale per prendere il treno ho trovato sulla mia strada:
- poliziotti bardati come una domenica allo stadio. Ho pensato fosse la solita trasferta di esagitati tifosi e già mi preparavo a trovarmeli sul treno. I poliziotti però erano tanti e soprattutto erano in "cordata" per non consentire l'ingresso ai binari se non previo controllo dei biglietti;
- una folla di studenti, con striscione lungo come tutti i cancelli della stazione. Con megafono una di loro inveiva contro Trenitalia, che non concedeva gli sconti per il treno verso Roma. Obiettivo: arrivare gratis alla manifestazione che ivi si tiene domani contro la riforma dell'università
- Moni Ovadia a sua volta infervorato e dotato di megafono. Non ho ascoltato quello che diceva, solo ho chiesto a uno degli studenti che ci stavano lì a fare (perditempo!)

Alla fine sono salita sul treno e sono arrivata a Bergamo.

Quando ho tagliato il traguardo dell'asilo pioveva e ho scoperto che tra i passeggini parcheggiati davanti all'ingresso non c'era quello di Luigi. Mi sono quindi caricata 13 chili in spalla e a piedi, strisciando sui muri sotto i cornicioni, siamo tornati a casa. Speriamo che domani non piova :-)

11 novembre 2008

Piccolo untore

Lo scorso weeke end Luigi non era in formissima, anzi, ha accusato viaggio e salita con tornanti per Gressoney. Noi, sciagurati genitori, non abbiamo capito che trattavasi di forma influenzale fino a domenica sera, quando prima Cesare e poi io abbiamo iniziato a soffrire degli stessi sintomi.
Il piccolo untore ci ha passato il subdolo virus e oggi sono a casa in balia di nausee, un male triturante alle ossa e il pc, tra divano e letto.
In serata ho scoperto che anche mio padre, il nonno, è stato contagiato.

10 novembre 2008

Ispettorato del lavoro

Lunedì scorso sono andata a firmare il mio part time di sei mesi all'Ispettorato del lavoro di Milano, in via Macchi. La procedura è d'obbligo: l'uffico vuole accertarsi che il lavoratore accetti di buon grado una riduzione dell'orario lavorativo, senza che la cosa sia imposta dal datore di lavoro (ovviamente questo non era il mio caso).

Siamo arrivate circa in quindici, eravamo tutte donne, in sala d'attesa con il nostro numerino in mano. Allo sportello due impiegate, con l'aria un po' protettiva e un po' inquisitoria, che indagavano: chi ha chiesto il part time, perché è stato chiesto, per quanto tempo...

Eravamo tutte un po' preoccupate per la pignoleria delle due su timbri e date, ma quelle che se la sono vista peggio sono state tre lavoratrici accompagnate dalla datrice di lavoro. L'impiegata più agguerrita ha subito allontanato "la capa" e ha interrogato le altre tre.

"Chi ha chiesto il part time?" Risposta "La capa".
"Perché?" Risposta "Perché l'azienda è in crisi".
"Per quanto tempo è stato richiesti il part time?" Risposta: "No limits".
Su questo dettaglio è scattata la polemica: giustamente l'impiegata consigliava di indicare la scadenza del part time, perché se l'azienda si risollevasse si avrebbe la certezza di tornare a lavorare a tempo pieno, diversamente no.

A questo punto è intervenuta "la capa". Non aveva certo l'aria dell'aguzzina, anzi, era molto agitata e le tre lavoratrici erano chiaramente in apprensione. Lei spiegava alla solerte ispettora che se le sue dipendenti non avessero firmato il part time, lei avrebbe chiuso l'attività.

E' finita che capa e lavoratrici si sono ritirate in consulto telefonico con un commercialista-consulente. Non ho visto come poi si è conclusa la storia, era il mio turno e tutto per fortuna è filato come l'olio ("Chi ha chiesto il part time", risposta "Io!")

Conclusioni:
- prima di andare all'Ispettorato bisogna verificare che firme, date di inzio/fine part time e timbri dell'azienda siano in ordine
- all'uffico del lavoro a chiedere il part time ci vanno soprattutto le donne
- alcune lavoratrici combattono per avere il part time, anche solo per sei mesi
- altre lo accettano perché lo chiede il datore di lavoro
- io per sei mesi sarò più serena.

Week end in montagna

Gressoney, un po' inverno, un po' autunno...



2 novembre 2008

Dal blog al libro

Sto leggendo il libro Non solo mamma.
Mi sta piacendo, non certo per l'effetto sorpresa, visto che da qualche mese seguo il blog da cui è tratto.
All'inizio della lettura ero scettica: tanto mi divertiva il blog (e non solo perché scritto da una mamma) tanto poco mi attraeva il libro che vedevo sugli scaffali delle librerie. Lo ammetto, la mia esitazione era dettata dallo scetticismo che un blog si possa trasferire con buoni risultati sulla carta stampata. Eppure gli esempi ultimamente non mancano, sono molti e molte i blogger che hanno riversato i propri diari on line su pagine e pagine di carta.

Alla fine il libro mi è stato regalato (grazie fru!). Sempre per lo scetticismo di cui sopra, ho iniziato non a leggerlo ma a sfogliarlo, e anche qui rimuginavo, saltando da pagina 120 a pagina 50, "ecco, vedi, è impossibile che un diario online diventi un romanzo...". Poi mi sono decisa: ho dimenticato il blog, ho aperto il libro alla prima pagina e l'ho letto esattamente come si legge una storia, ovvero concentrata sulla "trama", sui personaggi e sul divertimento offerto dalla scrittura.

Anche se ancora non sono arrivata all'ultima pagina, la lettura di Non solo mamma è piacevole, rilassante e consolatoria. L'esperimento di trasposizione sembra riuscito, anche se - rifletto - per forza l'operazione è selettiva: addio commenti delle utenti (che sono moltissimi), cernita dei post, aggiunte di poche pagine scritte ex novo che servono forse a interrompere la monotonia del diario (nell'online ci pensano le sbirciatine alle decine di commenti sotto ogni post).

La mia conclusione? Un blog per diventare un libro si snatura, la lettura di un blog è come l'assunzione più o meno giornaliera di una pillola omeopatica (mentre quella di un romanzo è una terapia antibiotica, si inizia e si deve finire, in caso di recidiva cerchi altri romanzi dello stesso autore) e la fiction in un blog è quasi un controsenso.
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