21 maggio 2008

La spirale iraniana

Mio malgrado, torno a leggere un libro di un'autrice iraniana.
La scelta è stata davvero causale, ma inizio a pensare che ci sia una regia occulta che guida le mie ultime letture.

A Castelnuovo mia zia mi ha restituito due pacchetti natalizi. Erano i regali acquistati due anni fa per dei cugini di Milano. Per ragioni poco piacevoli da raccontare, i pacchetti non sono mai stati ritirati e così sono tornati al mittente. Erano libri, questo lo sapevo perché li avevo scelti io, ma non ne ricordavo assolutamente i titoli. E' stato bellissimo aprirli: era come ricevere dei regali inaspettati, avendo oltretutto la certezza che mi sarebbero piaciuti!

Peccato che due li avessi già letti. Sul terzo, invece, mi sono congratulata con me stessa: Leggere Lolita a Teheran, di Azar Nafisi, un libro che da anni mi ripromettevo di leggere.

Intepretato l'episodio come un segno del destino, mi sono messa sulle 379 pagine. Il libro è autobiografico, triste perché già si sa che l'autrice, insegnante di Letteratura inglese a Teheran, sta scrivendo dagli Stati Uniti. Tutt'ora ci vive, dopo l'allontanamento dall'università per l'evidente incompatibilità tra la materia da lei insegnata e il regime religioso.

Delle pagine sino ad ora lette mi ha colpito questo passaggio, che descrive i pensieri e i sentimenti di Sanaz, una delle studentesse che di nascosto seguono i seminari sulla lettertura occidentale tenuti nel chiuso dell'appartamento della Nafisi. Rifletto che non bisogna dare mai niente per scontato:
Con ogni probabilità tenta di estraniarsi il più possibile da quanto la circonda. Chissà, forse pensa al fratello, o al fidanzato lontano e a quando lo incontrerà in Turchia. Oppure paragona la sua situazione a quella della madre alla sua età, e si domanda con rabbia perché le donne della sua generazione potessero passeggiare liberamente, godere della compagnia dell'altro sesso, arruolarsi in polizia, diventare piloti, vivere insomma in un sistema tra i più avanzati al mondo riguardo alla condizione femminile. Forse si sente umiliata dalle nuove leggi, dal fatto che dopo la rivoluzione l'età minima per sposarsi sia stata abbassata da diciotto a nove anni, e che si sia reintrodotta la lapidazione per le adultere e le prostitute... Poteva esserci di consolazione - e avevamo davvero voglia di ricordarcelo? - che ciò era accaduto perché noi glielo avevamo permesso?
Dopo una pausa forzata nella lettura, voluta questa volta più che dalla longa manu del destino dalla manina di Luigi che ha nascosto per un po' il libro, mi ci rimetterò. Sembra promettere bene...

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