7 dicembre 2007

Contro i giovani

Sabato scorso sono andata in Città Alta per assistere alla presentazione del libro Contro i giovani. Come l'Italia sta tradendo le nuove generazioni, di Tito Boeri e Vincenzo Galasso.
Il posto è uno dei più suggestivi in città: il Caffé della Funicolare, da cui si gode una bella vista sulla bassa. L'ambiente è migliorato molto, me lo ricordavo ben peggiore... ora è una vineria con travi a vista e divanetti sui terrazzi.
Tornando allo scopo della passeggiata (ci sono arrivata a piedi), l'incontro con Tito Boeri (il coautore non c'era) è stato davvero interessante. (Il libro non l'ho letto, come tutti gli altri di quel genere che girano per casa: La Casta, La scomparsa dei fatti... mi innervosisco troppo, mi basta il resoconto che me ne fa Cesare).

Finalmente adesso posso rispondere a ragion veduta a mia madre quando dice che noi "giovani" di oggi abbiamo troppe pretese, e che quindi siamo convinti di guadagnare poco e di fare una vita da miseri (e dimostrazione per lei ne è il fatto che "tutti" diamo per scontato di dover vivere in una casa di proprietà anche quando viviamo in affitto). Ecco la risposta che le propinerò alla sua prossima uscita: il parametro di confronto è lo stipendio medio degli italiani: una volta un neolaureato entrava nel mercato del lavoro con uno stipendio più alto rispetto a quello, oggi la situazione è capovolta.

Bene, appreso questo, ho ascoltato con interesse anche il resto: cooptazione e non selezione delle nuove leve tanto in campo universitario che politico, una finanziaria che non redistribuisce alle classi veramente bisognose (che non sono i pensionati ma le famiglie monoreddito con due figli), un sistema scolastico indecente che i genitori non tentano neppure di cambiare (senza capire il danno enorme che stanno subendo i loro figli)... e altro ancora.
I cinqua-sessantenni presenti in sala (eravamo al secondo piano) mostravano facce contrite, e qualche mea culpa lo hanno anche fatto... Quanto alle proposte per cambiare non sono certo mancate e pare che il libro ne sia pieno (contratto unico, età di uscita al lavoro flessibile, riforma dell'università...), ciò non toglie che da lì sono uscita davvero sconsolata.

4 commenti:

Franco ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Franco ha detto...

Dico la mia, un po' "contro". Ci sono pochi giovani in politica, nei posti più importanti delle società, tra quelli che veramente contano? E' anche colpa loro (nostra? Boh: ormai di anni ne ho quasi 44...).
Per confrontarsi con i "vecchi" bisogna innanazitutto imparare a tenergli testa. Nessuno da niente per niente: lo vedo nel mio attuale ambiente di lavoro. Ci sono persone di 60 e più anni a cui devi saper rispondere, che sanno fotterti sul minimo sbaglio, che hanno un pelo sullo stomaco lungo così e che sono anche fottutamente brave. La loro stima te la devi conquistare giorno dopo giorno sul campo. Questi "vecchi" hanno dalla loro la conoscenza della macchina di produzione, l'esperienza, le conoscenze. Tu ci puoi mettere l'entusiasmo (e non tutti i giovani ce l'hanno: parecchi arrivano con un carico di boria e di supponenza fastidioso), ma non basta. Devi capire i meccanismi e cercare di fargli vedere che vali, in ogni momento. Cacciare le palle, come si dice.
In Italia forse è più difficile che all'estero, perché l'inamovibilità di persone e strutture regna sovrana. Ma credo che sia impossibile solo per chi non ne ha voglia o capacità. Ancora: nessuno da niente per niente.

littleelo ha detto...

Se fossero così bravi come tu dici, mi spieghi perché il nostro Paese esce sempre a pezzi da ogni statistica e classifica possibile? Hai in mente quella parola che piace tanto a "voi " giornalisti: fanalino di coda. Bene, quella si spreca sui giornali ogni volta che dell'Italia si parla in relazione all'Europa e al resto del mondo.
E pi attenzione, questi personaggi allebavo più schiavi che talenti...

Franco ha detto...

Non è che i 60enni siano per definizione più incapaci o ignoranti dei 30enni, è che spesso utilizzano -come dicevo- più le proprie conoscenze che le proprie capacità. D'altra parte, in Italia lo fanno anche i trentenni: vedasi lo sfruttamento anomalo della famiglia come rete di protezione e come "centrale di finanziamento" (per esempio per la casa, e chissenefrega se la rata del mutuo oaumenta e le banche ingrassano, tanto paga mammà, che a sua volta lo chiede a zio ecc ecc): al Sud 'sta roba è palese, ma al Nord è uguale, solo gestita con più ipocrisia.
Se siamo, come dici, fanalino di coda, è colpa di tutti. Però noi italiani la colpa preferiamo sempre darla a qualcun altro: è tanto più facile...
Ho un'amica francese che alla bella età di 19 anni ha mollato gli studi a Lione ed è venuta a Milano per seguire il suo uomo. Ha iniziato vendendo praticamente porta a porta, non conosceva la lingua e aveva un diploma preso per il rotto della cuffia. Adesso ha una trentina di persone sotto e ha trovato anche il tempo di fare tre figli. Di chi è la colpa allora? Sempre della "struttura"? Troppo comodo...

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