23 ottobre 2007

Donna Letizia

Ho acquistato Il saper vivere di Donna Letizia nell'edizione BUR sabato pomeriggio, e l'ho sfogliato soffermandomi solo su alcuni paragrafi, tipo quello che suggerisce l'abbigliamento in spiaggia ("Sconsigliabile il costume a due pezzi a qualsiasi donna che abbia oltrepassato i trent'anni... le grinze sono antiestetiche quanto i salsiccioti") oppure l'organizzazione di un battesimo (e qui scopro che il piccolo Luigi parte con un ritardo a dir poco clamoroso).

Nonostante il mio entusiasmo per il genere, star dietro ai consigli del galateo di Donna Letizia è davvero impossibile: divise per domestiche, segnaposti con titoli nobiliari, bambini che fino ai dieci anni non cenano con i genitori, conti del ristorante inviati il giorno dopo a casa del cliente abituale (!)...
Quanto poi all'applicabilità dei consigli per la Vera Signora tra le pareti domestiche ("non gira in pianelle, non si presenta a tavola in vestaglia... Non fa pesare le sue emicranie sugli altri... Piuttosto, appena egli (il marito) suona alla porta d'ingresso, corre a ravvivarsi per farglisi incontro sorridente e in ordine") tengo buona solo la conclusione: "Della bolletta del gas, del rubinetto che non funziona non farà parola, almeno fin dopo il caffé".

Eppure come vorrei che Donna Letizia rispondesse ancora dalle colonne di Grazia alle lettrici dubbiose su comportamenti sociali e bon ton! Per esempio, le chiederei come ci si comporta quando inviti a cena gente che non ti è particolarmente simpatica. Da altre riviste femminili una qualche ex sessantottina veterofemminista mi risponderebbe: "Non li invitare se ti sono antipatici", mentre Lina Sotis ti gelerebbe con un'acida battutina snob. Lei invece avrebbe capito e avrebbe fornito con ironica serietà suggerimenti idonei ad affrontare la situazione.

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