17 giugno 2007

No latte, no party

Questa volta sono davvero entrata nella cosiddetta "panic zone". E' successo giovedì, senza che io prendessi con la dovuta serietà i segnali premonitori: il calo di latte è arrivato, complici stanchezza, passeggiate selvagge e prime calure.
Le conseguenze sono devastanti: Luigi perennemente affamato, che si seglia tre volte per notte per reclamare l'ottavo pasto della giornata. Del resto come negarglielo? La mamma gli somministra a poppata meno della metà della razione abituale.
La pediatra mi ha detto di tenere duro, di bere molto e soprattutto di riposarmi e non stressarmi: ma come è possibile se il piccolo non dorme e piange in continuazione? Per convincermi "a tenermi caro il mio latte" ha sottolineato che l'allergia di Luigi al latte vaccino gli impedirebbe di assumere un normale latte artificiale (e già mi immaginavo la sua faccia disgustata dall'altra parte del telefono al solo pronunciare questa parola), argomentazione che ovviamente ha contribuito solo ad aumentato il mio stress.
In tutto questo, chi fino ad ora ci ha guadagnato sono erborista e farmacista: su consiglio delle solite amiche esperte, quelle che ci sono già passate, mi sono caricata di tisane e pasticche omeopatiche a base di galega (leggo: "erba conosciuta fin dai tempi antichi per le sue qualità galattogene") oltre che di costosissimi integratori di non so cosa.
Adesso bevo almeno tre litri di liquidi al giorno, ho la scusa per scansare le incombenze domestiche e sono tornata per qualche giorno a farmi viziare da mia madre. L'attività di Mamma carrozzina si è momentaneamente ridimensionata, anche se la bottiglia con la miracolosa tisana è già comparsa nel portacose del mio nuovo passeggino pieghevole!

1 commento:

Franco ha detto...

Accidenti, mi fai preoccupare... purtroppo, non so nello specifico che consigli darti: entrambe le mie figlie sono cresciute a latte artificiale, la grande da subito, la piccola dopo un mese e mezzo circa.
Mi ricordo che con la grande (che alla nascita pesava 2,850 kili, lo scricciolo) il panico era quotidiano: noleggiai addirittura una bilancia digitale (13 anni fa!) per cercare di pesare i 35 grammi (se mi ricordo bene) di latte che avrebbe dovuto assumere a poppata, ma era pressoché impossibile... 35 grammi su una bimba di 3 chili e qualcosa (uscì dall'ospedale dopo due settimane dalla nascita) che si agita sono semplicemente immisurabili. Dopo una settimana di sclero da parte di tutta la famiglia il pediatra della Mangiagalli ci disse di non preoccuparci, e di pesarla una volta alla settimana: a nessun bimbo è mai capitato di morire di fame volontariamente, ci disse. Ovviamente, il tutto era condito da grafici in Excel con la differenza percentuale rispetto al peso ideale ecc. ecc.
Insomma, tranquilla, tutto normale!

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