11 aprile 2007

Vade retro tiralatte!

Prima o poi durante la gravidanza e la maternità sorge in tutte il dubbio di poter tornare a essere attraente e desiderabile, almeno per quell'uno che è il padre del proprio figlio. Ma il dubbio si fa certezza quando si ha la sfortuna (o fortuna, dipende dai punti di vista) di imbattersi nel tiralatte.

Il tiralatte può essere vissuto in modi a dir poco contrapposti. C'è chi lo considera entusiasticamente strumento di riconquistata libertà: consente infatti di togliere il latte (manualmente o con supporto di apparecchiatura elettrica), di conservarlo in frigo o in freezer e di farlo somministrare da una baby sitter o da una nonna volenterosa. Un approccio sicuramente pragmatico: il piccolo non viene privato del prezioso latte materno, ma la mamma è libera di prendersi una pausa lontano da lui.
Nella loro soddisfazione, sfido però le adepte del tiralatte a sostenere che l'utilizzo di questo strumento sia una passeggiata. E non solo perché è doloroso, ma anche perché rende irreversibile la trasformazione in macchine da riproduzione: persa ogni traccia di poesia (il famoso bonding che si crea tra madre e figlio durante l'allattamento) rimane la sensazione di essere munte e prosciugate!
Chi ha la sfortuna poi di doverlo utilizzare per evitare i cosiddetti ingorghi e annesse mastiti, difficilmente si consola pensando alla possibilità di allattare "a distanza": si limita a subire la pratica del tiralatte augurandosi che finisca in fetta :-)

1 commento:

Stefano ha detto...

tiralatte for ever? dopo un anno qual'è l'opinione sul tiralatte sempre la stessa...noi abbiamo un'esperta di allattamento che spiega tutto...tu che ne dici di quel che lei dice?
ci piacerebbe se venissi a trovarci.
mammapendolare...ci manca..

blog.mammenellarete

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