19 marzo 2007

Breastfeeding

E' iniziata la maternità vera e propria e il nutrimento del piccolo Luigi è l'occupazione intorno a cui ruota praticamente tutta la mia giornata, il riferimento per l'organizzazione delle altre attività, da quelle burocratiche (complicatissime...) a quelle domestiche.

La parola "allattamento" però non mi piace, suona pesante e antica, subito mi riporta alla mente l'immagine di una prosperosa baglia ottocentesca e - penso sia comprensibile - dopo il parto nessuna anela a sentirsi così, anzi. La parola inglese brestfeed suona meno greve, o meglio, mi sembra che rimandi a un modo più consapevole e moderno di vivere l' esperienza di nutrire il proprio figlio.
Aldilà di tutti gli sperticati elogi degli effetti del latte materno che si leggono su opuscoli informativi e manuali di puericultura, c'è la realtà di un gesto che non sempre è immediato e nemmeno poi tanto semplice. Sarà vero che viviamo in modo troppo cerebrale ciò che è quanto di più naturale, ma resta il fatto che per molte e anche per me il primo approccio all'allattamento al seno è stato di vero panico: non capivo proprio come funzionavo io, come funzionava il piccolo, mangia?, dorme?, è sazio, perché piange?
Ora le cose vanno un poco meglio (eccetto qualche notte, ma perché proprio la notte?), ma prima o poi (meglio prima che poi!) dovrò andare a fare quel famoso corso di allattamento... dopo quella della gravidanza, incombe la professionalizazzione della maternità!

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